Home / All you can read / What girls are good for: ce lo insegnò Elizabeth
Nellie_Bly_2

What girls are good for: ce lo insegnò Elizabeth

di Corinna Morini

E’ il 1885 quando Elizabeth si ritrova a leggere, per le strade di Pittsburgh, un articolo di Erasmus Wilson che, oltre a farle andare di traverso il suo pranzo, le cambierà sorprendentemente la vita. Non so se stesse mangiando davvero, ma io me la sono immaginata più o meno così: una giovane ventunenne, magrolina, occhi svegli e capelli raccolti in uno chignon scomposto, vestiti semplici e poveri, con una copia del Pittsburg Dispatch aperto davanti a lei. Intenta a leggere le liete nove, la sua attenzione viene attirata dal titolo di un articolo che deve esserle parso allo stesso tempo curioso quanto noioso: What girls are good for, “Cosa sanno fare bene le ragazze”.

jb_progress_bly_1_eLe alternative che si prospettavano erano due, ad essere ottimisti: o un articolo rivoluzionario, o, ipotesi molto più probabile, un articolo in cui qualche uomo si divertiva a decidere cosa fosse adatto o meno al gentil sesso. E la seconda purtroppo si confermò essere quella giusta. Wilson, noto ai lettori anche come Q.O, Quiet Observer, editorialista di punta della testata americana, da buon osservatore e conoscitore delle donne, le raccontava come parte dell’umanità nata per per pulire, cucinare, crescere bambini, e non adatta assolutamente al lavoro. Quest’ultima ipotesi era a suo avviso “mostruosa” anche solo a pensarci, figuriamoci ad essere messa in pratica. E per la proprietà transitiva, le donne che lavoravano erano esempi di persone mostruose. Ecco, è esattamente arrivata alla parola “mostruosa” che m’immagino la giovane sputare il boccone del suo ipotetico pranzo, alzarsi, grattarsi la testa passeggiando avanti e indietro per la stanza, con le gote un po’ arrossate dal fastidio.

Elizabeth avvertì l’urgenza di non lasciare quelle parole senza una risposta; decise di scrivere una lettera al direttore del giornale, George Madden, nella quale smontava le teorie di Wilson con un’ottima forma e denunciava quanto realmente fosse difficile per una donna, ancora di più se di umili origini , trovare un lavoro rispettabile o venire presa sul serio. Firmò le sue parole come “Piccola Orfanella”. Il pezzo attirò molto positivamente l’attenzione del caporedattore, sia per il contenuto sia per il modo in cui questo veniva articolato -“sicuramente proprio di un uomo”, si ritrovò a pensare Madden mentre lo leggeva- cosicché, oltre a pubblicarlo, ci allegò un invito all’autore anonimo a presentarsi in redazione con la promessa di pronta assunzione.

Alla porta di George però bussò la nostra Elizabeth, che con la sua presenza femminile lo lasciò non poco di stucco e lo costrinse ad ammettere l’evidenza: erano di una donna quelle parole, ed erano parole intelligenti. Così Elizabeth venne assunta, e cominciò la sua carriera da giornalista, sotto il falso nome di Nellie Bly, perché era pur sempre sconveniente mostrare di avere delle donne in redazione.

Si occupava della condizione delle donne, raccontava lo sfruttamento di certe categorie di lavoratori, denunciava il lavoro minorile, i salari bassi e la frequentissima mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. I suoi articoli raccontavano le contraddizioni e i limiti del mondo in cui era immersa, con onestà e semplice chiarezza. Fin troppa: quegli squarci che Elizabeth apriva ed invitava ad osservare e criticare erano sempre più scomodi ma lo era sopratutto la sua figura di donna, sempre più difficile da gestire all’interno di un tale immaginario che faticava a comprenderla nella sua vitalità ed intelligenza.

Viene relegata a rubriche più neutre, ritenute più adatte al suo essere donna: piante, cucina, costume. Ma lì Elizabeth non riesce a raccontare davvero, non riesce a parlare del mondo e dei temi a lei urgenti, non riesce a incanalare e a far fruttare la sua incredibile forza. Sembra riprendere un po’ di vita quando Madden la manda come corrispondente in Messico, fra 1886 e 1887 , da dove invia reportage che parlano di corruzione e povertà; ma poco dopo viene espulsa dal paese . Tornata a Pittsburgh una mattina fa trovare la sua postazione vuota con sintetiche ma chiare spiegazioni : «Cari, me ne vado a New York. Sentirete parlare di me presto. Bly».

Una città più grande, più promettente e soprattutto luogo dove trovare chi come lei era appassionato alla verità: Joseph Pulitzer, che da pochi anni vi si era trasferito e aveva portato la piccola testata del New York World, rilevato dal finanziere Jay Gould, a buoni livelli di popolarità e diffusione. Tra i tanti giornali che popolavano la metropoli, il World, considerato prima dell’arrivo di Pulitzer come un “pesce piccolo”, si trovava ora ad essere l’esponente e il maggior promotore di un giornalismo che privilegiava un’informazione decisa nello scoprire e perseguire la verità dei fatti, libera da interessi politici e dinamiche economiche.Nelliebly

Anche Pulitzer guarda inizialmente con scetticismo ad Elizabeth, giovane e donna. Imparerà molto presto però a darle fiducia e capirà che quest’ultima aveva effettivamente molto da dire e sapeva esattamente come farlo. La giornalista in erba propone un articolo di denuncia sul manicomio femminile di Blackwell Island – attualmente isola di Roosevelt – con una modalità allora mai utilizzata per ottenere le informazioni necessarie: fingersi pazza, farsi internare e vivere sulla propria pelle, vedere coi propri occhi quello che succedeva li dentro, per poi uscire e denunciare tutto.

Risuonò un “ Fallo e verrai assunta!” che ebbe il solo effetto positivo di spronarla ancora di più. Elizabeth si finse pazza e venne davvero internata a Black Island . Capì subito che se non fosse stata in grado di uscire velocemente, sarebbe impazzita sul serio.
Trascorse una decina di giorni nel manicomio: le ragazze venivano torturate, le condizioni igieniche erano scarsissime, non c’era nessun tipo di programma che potesse davvero aiutare un essere umano affetto da patologie mentali. Inoltre c’erano casi di donne senza alcun disturbo mentale, ma straniere o ripudiate dai familiari . I dottori non ascoltavano e non curavano le loro pazienti, fatto che si riconfermò anche con Elizabeth: anche nel momento in cui cominciò a mostrarsi stabile e “normale”, nessun medico si comportò di conseguenza. Dovettero intervenire alcuni avvocati mandati da Pulitzer per far ragionare i medici e farla uscire. Una volta fuori raccolse tutte le sue forze e scrisse, chiedendo inoltre al governo americano investimenti maggiori per la cura dei malati mentali. Dall’inchiesta partì anche un’indagine giudiziaria e New York stanziò un milione di dollari in più per il settore preso in considerazione.

Et voilà, il giornalismo d’inchiesta era appena stato inventato e divenne il suo marchio di fabbrica, oltre che, con il passare degli anni, una modalità di giornalismo diffusa ed efficace, quanto provvista di una buona dose di pericolo.Nellie Bly

Oltre a questa prima grande impresa, che conquistò definitivamente Pulitzer, Elizabeth racconterà la vita dei carcerati, il mondo della prostituzione, le battaglie operaie, le condizioni dei soldati e l’assurdità della prima guerra mondiale, stando fianco a fianco coi soldati in trincea. Farà anche il giro del mondo in 72 giorni, 6 ore 11 minuti e 14 secondi, battendo il record raccontato da Jules Verne.

Guardo la foto: pelle liscia e bianca, un sorriso forse trattenuto, lo sguardo serio ed attento. Donne del genere mi affascinano sempre, soprattutto se appartenenti a certi periodi storici; mi perdo nei particolari dei volti e so’ già che di partenza c’è stata, in ognuna di loro, la piccola grande lotta di rivendicazione del proprio essere donna, della  forte richiesta di non essere né giudicata, né discriminata, né limitata ed esclusa solo per questo.
Ancora Elizabeth ci invita ad essere forti, determinate, indipendenti ed oneste.

A che cosa sono brave le ragazze?
Non solo a cucinare, Wilson, a quanto sembrerebbe.
Anche se forse è la domanda ad essere sbagliata, in ogni caso Wilson, fallo decidere a loro.

“ E’ solo svelando la verità dei fatti che si possono spingere le persone a cambiare il mondo”
Elizabeth Cochran, Nellie Bly, 1864-1922

1049nelly_firma8

Check Also

paola articolo

Vite al confine: la storia di Marwan

di Paola Fracella