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UniZEB, il progetto zero-energy-building

Nei giorni scorsi, Il Barrito ha incontrato alcuni ragazzi di UniZEB, un progetto nato all’interno dell’Università di Padova che si occupa di sostenibilità edilizia. Ci siamo in questo modo presi l’incarico di spiegare cosa sia UniZEB e il contesto in cui agisce insieme ad Ambra e Rodolfo, due membri della piattaforma, visto il nostro interesse comune per la questione ambientale.

Come nasce UniZEB e di cosa si occupa?

17668702_10212487795619221_127646498_oUniZEB, sigla che sta per zero-energy-building, nasce grazie ad un gruppo di ragazzi che 2 anni fa si impegnarono per partecipare ad un concorso internazionale chiamato Solar Decathlon, in cui vari team da tutta Europa costruivano un prototipo di casa ecosostenibile. Purtroppo il contest venne annullato, così i ragazzi coinvolti si rivolsero al loro professore di riferimento decidendo di continuare lo sviluppo di quest’idea all’interno dell’Università di Padova. Da quel momento il team ha iniziato ad ampliarsi, ed eccoci qui. La scorsa estate abbiamo stretto un accordo con la scuola edile di Padova, che ci ha dato lo spazio e la possibilità di collaborare per affrontare la costruzione. UniZEB è un’ iniziativa degli studenti per gli studenti, non stiamo quindi parlando di un’organizzazione verticale in cui i professori dall’alto impartiscono direttive, è il singolo individuo che dal basso si mette in gioco collaborando con ragazzi provenienti da diversi ambiti per proporre idee e soluzioni. Il laboratorio “made in UniPD” non ha fini commerciali, cerca al contrario di dare spazio alla ricerca con l’obiettivo di incrementare la sostenibilità ambientale.

Come si configura questo progetto da un punto di vista tecnico?

La nostra intenzione è innanzitutto quella di realizzare un prototipo che sia una casa e un laboratorio. La casa deve funzionare, ma al contempo vuole essere un esperimento che permetta alle aziende del settore di testare prodotti , componenti e tecnologie in un ambiente controllato, che porti ad un passo avanti verso l’innovazione . Questo è il reale servizio che UniZEB mette sul campo. Si cerca di unire l’accademia all’impresa e non è cosa da poco, sia per gli studenti, sia per i professionisti.

17580043_10212487797739274_1476789328_nDa un punto di vista più tecnico sappiamo che ogni casa consuma energia, uno zero-energy-building tende a consumare l’energia che esso stesso produce. Quindi alla fine il bilancio è sempre 0. Teoricamente non ha bisogno di allacciarsi alla rete elettrica ed il gas è bandito. L’energia prodotta proviene da un impianto fotovoltaico. Infine parliamo di domotica, ovvero integrare l’edificio in una rete d’informazione compu
terizzata al fine di controllare molti parametri per ottenere la massima efficienza possibile. Solo per fare qualche esempio, nel caso ci fosse poco sole si alzerebbero le tapparelle automaticamente e si direzionerebbero i pannelli solari verso la fonte di luce.

In che modo lo sviluppo urbanistico può assumere importanza nella questione ambientale?

Approssimativamente si dice che ben l’80% delle emissioni di CO2 al mondo siano prodotte dall’edilizia. La casa che stiamo cercando di realizzare abbatterebbe invece le emissioni prodotte dall’uso e dalla costruzione di essa attraverso l’utilizzo di materiali green. In questo modo si ridurrebbero drasticamente i derivati del petrolio e si eliminerebbero quasi totalmente i metalli realizzati in fonderia. Anche la normativa si sta muovendo verso la sostenibilità: una nuova direttiva europea, attuata in Italia dal DM 26 giugno 2016, impone entro il 2019 un cambiamento nelle modalità di costruzione degli edifici pubblici e nel 2021 per i privati. Dovranno essere nZEB, ovvero nearly-zero-energy-building.

Qual è la situazione dell’Italia dal punto di vista dell’ecosostenibilità edilizia?

Non siamo in possesso di dati precisi a riguardo, non voglio quindi dar voce a qualunquismi. Tuttavia c’è sicuramente da lavorare e da migliorare. Sotto un aspetto strettamente culturale c’è poca informazione a riguardo. Molteplici esempi provengono dai paesi scandinavi, ma piano piano le cose si stanno muovendo anche in Italia. Se non altro, UniZEB ne è un chiaro esempio.

Molti del progetto sono architetti e ingegneri. Qual è invece il ruolo che possono assumere le scienze umanistiche in questa battaglia?

Sicuramente prendendo consapevolezza di come il problema della sostenibilità venga recepito e aprendo spazi culturali che responsabilizzino ed informino i singoli individui. Non meno importante è anche la componente di diffusione del progetto e dei temi su cui si basa.

Come pensate sia percepita a livello collettivo la questione ambientale?

17619296_10212487797779275_2074659940_nC’è ancora molto da migliorare, ma siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal fatto che diverse aziende contattate abbiano mostrato un reale interesse verso il tema dell’ecosostenibilità. Abbiamo notato che esistono diverse realtà aziendali che tengono in gran conto la questione. La necessità ora è quella di spingere con sinergie e collaborazioni, per dimostrare che la svolta è possibile.

Quali sono le forze e le ragioni che ostacolano questo tipo di sviluppo sostenibile?

Ovviamente questioni economiche. La tecnologia banalmente costa di più. La seconda ragione è la poca informazione sull’argomento unita all’inerzia del “si è sempre fatto così”.

UniZEB è un progetto aperto ancora a tutti? Come può contribuire un singolo studente?

Un qualsiasi studente ha la possibilità di mettere in pratica quanto studiato sia da un punto di vista ingegneristico sia culturale, per quanto spiegato poco fa. Tuttavia per accedere a UniZEB vi sono dei periodi precisi di recruitment che generalmente si attuano all’inizio di ogni semestre. Questo perché, essendo in molti (circa 80 studenti!), l’organizzazione interna è più semplice se i nuovi membri arrivano tutti insieme, e dobbiamo essere sempre sicuri della presenza di chi partecipa. Per questa ragione all’inizio c’è anche un colloquio molto informale per capire le singole disponibilità e la motivazione di chi vuole aderire. C’è anche un discorso generazionale da fare, essendo un progetto universitario che appartiene agli studenti, una volta finita l’università è difficile rimanere attivi in UniZEB, ma è giusto così: crediamo fortemente nel ricambio generazionale, nessun
o di noi è geloso del proprio “posto” all’interno del laboratorio.

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