Home / All you can read / The Trump Effect nella Società Americana
Credits to Joshua Roberts
Credits to Joshua Roberts

The Trump Effect nella Società Americana

Di: Tiziano Breda; traduzione di Maddalena Beldì

La linea politica di Trump, le sue campagne e la sua dialettica politica stanno fomentando malcontenti ricorrenti e di vecchia data nella società americana, mentre manifestazioni della supremazia bianca, di razzisti ed estremisti stanno crescendo in dimensioni e numero. Charlottesville non sarà che l’inizio, a meno che non ci sia un’inversione di pensiero politico.

Dalla sua elezione il presidente Donald Trump è stato spesso criticato per la sua politica estera, in particolare per quanto riguarda la crisi del Golfo, i suoi rapporti con la Corea del Nord, la sua uscita dagli accordi di Parigi e il suo coinvolgimento con la Russia, giusto per citare alcuni esempi. Mentre senza alcun dubbio le ripercussioni della politica estera di Trump (o della sua mancanza) sono evidenti e dibattute, c’è un altro aspetto della sua presidenza che merita di essere evidenziato. La sua stessa elezione ha intercettato il crescente malcontento di una parte della società americana, principalmente composta da uomini bianchi, con istruzione media, del ceto medio e basso, colpiti dalla crisi economica e contrariati dai cambiamenti demografici che hanno caratterizzato gli Stati Uniti negli ultimi anni, percepiti come una minaccia all’integrità della società.

La natura dei discorsi di Trump, dalla campagna presidenziale alle dichiarazioni più recenti, ha in qualche modo incrementato e legittimato questo scontento. Come è stato accuratamente riportato dal Southern Poverty Law Center (SPL), che ha già riconosciuto il “Trump Effect” nella violenza emergente nella società americana, i crimini d’odio – che in ogni caso non sono una novità per gli Stati Uniti – legati alla dialettica di Trump risalgono al 2015. Ad ogni modo, gli ultimi mesi hanno marcato un aumento costante di incidenti correlati a pregiudizi, soprattutto razziali. Solamente nel mese successivo alle elezioni (dicembre 2016) sono stati denunciati almeno 1094 casi, e 1863 tra il 9 novembre e il 31 marzo. Incidenti spinti dall’odio hanno spesso luogo nelle scuole: si contano 284 episodi nelle scuole primarie e secondarie e 330 nei campus universitari. Questo dimostra in che modo queste dinamiche si stanno radicando e trasmettendo alle generazioni più giovani, rendendo la disgregazione sociale più difficile da debellare nel lungo termine. Secondo i dati raccolti da “Hate Map”, sul territorio nazionale sono attivi 917 hate groups, i quali si concentrano nel Sud e nell’East Coast. Vale la pena notare che negli ultimi anni sono aumentati per reazione anche i movimenti di black separatism, sebbene raggiungendo numeri più modesti rispetto alla loro “controparte” di razzismo bianco. Oggi se ne contano 193, il 20% del totale di hate groups.

Credits to The Odyssey Online
Credits to The Odyssey Online

Ciò che è successo a Charlottesville l’11 e il 12 agosto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ad ogni modo, è stata una chiara manifestazione dell’odio crescente tra le fazioni. Incoraggiati dall’indifferenza per l’integrazione e il dialogo interculturale del presidente, i nazionalisti bianchi, i neo-nazisti, insieme ad altri gruppi raccolti sotto l’etichetta di “alt-right”, hanno fieramente occupato le strade, senza sentire alcun bisogno di nascondersi, come invece succedeva quando il Ku Klux Klan, più di un secolo fa, ha iniziato questo tipo di iniziative patriottiche e relative alle tradizioni. Lo scontro che ne è risultato ha portato a 3 morti e 34 feriti. La reazione inadeguata e ritardataria del presidente non sembra particolarmente interessata a modificare questa tendenza e calmare la situazione. Al contrario, le sue azioni continuano ad alimentare la tensione. Ad esempio: l’apologia di Trump riguardo l’abuso di potere della polizia, in contrapposizione alla preoccupazione crescente e a movimenti come “Black Lives Matter”, la sua rigida politica di migrazione, la sua rinomata dialettica contro il Messico, e ultimamente il suo “transgender ban”, recentemente bloccato da una corte federale, che andrebbe a impedire alle persone transgender di arruolarsi. Tutti questi provvedimenti contribuiscono a inasprire le divisioni sociali e ostacolare il dialogo politico e interculturale all’interno della società. Il buon senso suggerirebbe la reazione travolgente e immediata di chi ha deciso di protestare in risposta alla manifestazione degli estremisti di destra pochi giorni dopo a Boston, dimostri come l’estremismo sia stato sconfitto dai moderati.

Tuttavia, ha provato ancora una volta che la tensione sociale sta raggiungendo il suo picco.

Il problema cardine nel mettere un freno alla crescente tensione sociale è che, una volta che una tendenza di così grande portata si innesca, è difficile annullarla, almeno nel breve termine. Peggio ancora è il bisogno di distensione, che Donald Trump sembra non tenere troppo in considerazione, ma che potenzialmente non dipende più dalla sua presenza sulla scena politica. Roger Stone, il più vecchio e fidato consulente politico di Trump, ha messo in guardia sul possibile scoppio di una guerra civile nel caso in cui Trump sia messo in stato d’accusa. Non si può affermare che gli Stati Uniti d’America siano sull’orlo di una guerra civile, ma ciò che è certo è che il crescente scontento sociale e la polarizzazione porteranno ad altra violenza e destabilizzazione, che di sicuro non aiuteranno Trump a realizzare il suo “Make America great again”.

Check Also

Credits: http://www.nationalgeographic.it

Addio ai ghiacciai (e non solo a loro)

Di: Giulia Ioselli