Home / All you can read / The Bogside Artists: i volti del conflitto nordirlandese
evidenza

The Bogside Artists: i volti del conflitto nordirlandese

Di: Alessandro Falconieri e Corinna Morini

Dicembre 2016, Padova, Italia.


Al solito, anche oggi Padova è avvolta da nebbia pesante e bagnata. Penetra sotto i vestiti facendo indolenzire le ossa, e per questo spesso la detesti. Ma rende queste vie anche terribilmente affascinanti, così ovattate, indefinite, sfumate. E per questo ti ci affezioni, alla fine, alla nebbia.

Al solito, anche oggi sono in ritardo. Alle sei ho un appuntamento su Skype, devo muovermi. Non vedo l’ora, accelero il passo, pregustando già l’accoppiata tisana calda e racconti di un amico lontano.

Oggi sono stato a Derry, quella del Bloody Sunday, presente? Bello, sai. Ha continuato a piovere tutto il tempo, ma non mi ha rovinato la visita. È quella pioggerellina che gli irlandesi chiamano sprinkle, ed è leggera, sembra quasi, come peso, la nebbia di Padova. Solo che la nebbia la percepisci pesante, la pioggerellina leggera.”

Sorrido, gli dico che giusto stamattina si è alzata la nebbia qui, e gli chiedo di raccontarmi qualcosa di più su Derry. 

È  pieno di murales, enormi, che tappezzano le case. Li hanno fatti alcuni artisti in seguito agli scontri, per lasciare un segno che non puoi non notare, per lasciare un’immagine di tutte quelle vite spezzate e fare in modo che il ricordo non svanisca. Raffigurano scene chiave del conflitto, personaggi che si sono distinti, i motti che urlati a gran voce venivano urlati per quelle strade.”

“Che spettacolo. Di che anni sono?”

Mah, più o meno inizio anni ’90. Gli artisti sono Tom Kelly con i due fratelli William e Kevin Hasson. Oltre alle situazioni di scontro, i principali protagonisti o le vittime innocenti, non mancano poi i ritratti più “idealisti” di personaggi legati all’immaginario delle lotte d’indipendenza e delle rivoluzioni in nome dell’autodeterminazione dei popoli; che so’, Che Guevara, Martin Luter King, Nelson Mandela. E via così. “

Sospiro, sguardo nella webcam, mente altrove . “Comunque, ho fatto molte foto. Mi sono emozionato, guardandole. Ad un certo punto mi son fermato e ho messo a fuoco cosa davvero raffiguravano, di cosa quei colori e quei volti dipinti parlassero. Bah, c’era così tanto..”

Si passa una mano fra i capelli, abbassa lo sguardo. È lontano, ma certe cose son sempre le stesse, anche osservate da dietro uno schermo, a chilometri di distanza. So già che tra poco inizierà a parlare a fiume, appassionato e dentro al discorso, dentro al ragionamento, dentro alla vita e alle intuizioni. Aspetto, nascondendo un sorriso.

“Sapevo davvero poco di questa storia, poi ho scoperto un po’ di più e nel suo piccolo ci ho visto passione politica, volontà di resistenza e di democrazia nella sua forma più radicale e, soprattutto, consapevolezza di non poter fossilizzare queste vicende nel passato, in una storia troppo recente. Dovrei scriverci qualcosa. Intanto ti faccio vedere le foto, poi valuta se darmi una mano, ti sto incuriosendo vero?”

Parliamo ancora un po’ e commentiamo le foto, mi faccio prendere anche io, e così ci accordiamo per scrivere insieme questa storia. Abbiamo deciso di mostrarvi, contestualizzandoli brevemente, i murales più significativi, accompagnati da alcuni cenni storici da conoscere per orientarsi meglio. Sia la storia di quegli anni, che il lavoro di questi artisti ci appaiono preziosi e intensi. Oltre alla passione e alla costanza con le quali continuano a dipingere i muri della propria città, ciò che stupisce degli artisti del Bogside è senza dubbio la consapevolezza che guida il loro lavoro. Il trio ha infatti raccontato attraverso un breve Manifesto (The Bogside Artists Manifesto) le linee teoriche che hanno acceso il loro bisogno di mantenere vivo il ricordo di una guerra temporalmente troppo vicina a noi. Se la memoria di questo trentennale conflitto deve presentarsi e bussare compulsivamente nelle teste dei cittadini irlandesi, questo significa che un lavoro di riattivazione del passato non può che essere politico:

«If art is a truthful state of mind then only those with a conscience have a right to live there. And once situated there, they must also be aware that they are in the service of a moral and therefore a social imperative to express that truth fearlessy. And because this work is essentially social, as indeed it has always been, the artists’ work is also political, if we mean by political the action by which men govern their affairs and create their social being»
.

Con questo passaggio del manifesto, The Bogside Artists sottolineano la necessità del compito sociale che l’arte dovrebbe adempiere e il bisogno che qualcuno si faccia carico della sua realizzazione. La funzione dell’arte non può infatti ridursi a un puro e distaccato racconto del passato, come se questa tremenda storia non appartenesse minimamente alla nostra generazione e ora possa godere solo di un’erudizione racchiusa in un manuale di storia contemporanea. Abbiamo sentito dire da una guida turistica, nata e residente a Derry, che ora bisogna solo guardare avanti, mai più al passato. Non c’è infatti alcun dubbio sul fatto che una guerra lunga decenni ostacoli ogni tipo di sviluppo economico e renda impossibile a coloro che la vivono qualsiasi pianificazione del loro futuro, anche più prossimo. Dall’altro lato, con tale messaggio si rischia di cristallizzare tali eventi in un passato che, in virtù della sua brutalità, non dovrebbe più appartenere nemmeno ai suoi protagonisti, intendendo con questi anche i semplici cittadini di città come Derry e Belfast.

Le conseguenze di una mentalità indirizzata ciecamente al futuro si riflettono nell’affermazione di un ragazzo nordirlandese che alla nostra domanda “Che cosa ne pensi dei Troubles e dell’idea di un’Irlanda unita e repubblicana?” risponde “Questo conflitto non ci riguarda, ormai ne siamo usciti. L’idea di unire l’Irlanda può avere anche un senso, ma economicamente ci conviene rimanere legati all’Inghilterra”. L’indifferenza e il distacco della sua replica ci lasciano ovviamente stupiti. Com’è stato possibile trasfigurare l’odio e la violenza di una guerra conclusasi dieci anni fa in indifferenza totale? Sinceramente, a questa domanda non sappiamo rispondere, però crediamo che il lavoro teorico ed artistico degli artisti del Bogside voglia evitare proprio tale deriva, figlia di un’ideologia secondo la quale bisogna solo guardare avanti. Nietzsche sosteneva che “solo in quanto la storia serva la vita, noi vogliamo servire la storia”. Lungo questa linea, le raffigurazioni storiche di Tom Kelly e dei due fratelli Hasson sembrano volerci suggerire che, anche grazie all’arte, possiamo voltare il nostro sguardo al passato e rinsaldare principi più che mai attuali, quali la volontà di lottare per i propri diritti politici e il diritto per ogni singolo popolo ad autodeterminarsi contro ogni forma di oppressione esterna.

 

Fig. 1 : “Bernadette” – Battle of the Bogside, 1996
berna

Il murales ritrae Bernadette McAliskey,  giovane studentessa di psicologia e una delle fondatrici dell’IRSP ( Irish Repubblican Socialist Party) . Per aver preso parte agli scontri nel Bogside  fu arrestata e detenuta in carcere. A soli ventidue anni fu eletta deputata alla Camera dei Comuni, dove rappresentava la circoscrizione del Mid-Ulster.

 

 

 

 

 

Fig. 2 : “Death of innocence”- Annette McGavigan Mural, 1999
death of

La piccola Annette perse la vita a soli 14 anni il 6 settembre 1971, uccisa da un soldato. Si ricorda in quanto la prima vittima innocente di questi conflitti.

 

 

 

 

 

 

Fig. 3 : “The Bloody Sunday”- January 30th, 1972,  1997
the bloody

 

 

Il murales mostra un gruppo di uomini condotti da un prete cattolico del posto. Portano solennemente la salma di Jack Duddy,  giovane diciasettenne con un colpo al petto nel parcheggio dei Rossville Flats (un complesso di palazzi di edilizia popolare in Rossville Street). Testimoni affermarono che Duddy era disarmato e stava scappando dal reggimento di paracadutisti quando fu ucciso. Sullo sfondo, una manifestazione accompagnata dal motto ” Diritti Civili”, stesse parole che appaiono anche sul lenzuolo che si può notare in primo piano, calpestato e macchiato di sangue .

 

 

 

Fig. 4: “Petrol Bomber-Battle of  the Bogside, 1994

petrol

Altra scena dalla Battaglia del Bogside. Siamo nell’agosto 1969, Un ragazzo con maschera a gas, tipica utilizzata in quegli anni per proteggersi dai gas lacrimogeni CS usati dalle forze dell’ordine, sta per lanciare una bomba durante gli scontri.

 

 

 

 

 

IL CONTESTO  :

The Troubles: con questa espressione si fa riferimento al trentennale conflitto nordirlandese (1968-1998) fra nazionalisti e repubblicani (in maggioranza cattolici) riuniti nell’IRA (Irish Republican Army) da un lato, e, dall’altro, i protestanti favorevoli alla permanenza nel Regno Unito. I luoghi maggiormente coinvolti dalle violenze sono le città di Belfast e Derry.

1969: fin dall’indipendenza della Repubblica d’Irlanda dagli inglesi nel 1922, iniziano le discriminazioni verso i cattolici residenti in Nord Irlanda. Seguono dunque una serie di proteste con epicentro a Derry, città in cui compare la famosa scritta You are now entering free Derry), e scoppia la guerra. A Belfast vengono erette le Piece Lines, enormi mori con l’obiettivo di separare le zone cattoliche da quelle protestanti (uno dei tratti più celebri è il divisore tra l’area cattolica Falls Road e la protestante Shankill Road). Uno studio sulla popolazione del 2012 ha indicato che il 69% dei residenti vuole mantenere tutt’ora i muri come garanzia contro potenziali violenze.

14 agosto 1969: gli scontri si intensificano a Belfast dove estremisti protestanti attaccano le vie abitate dai cattolici vicino a Shankill Road.

9 agosto 1971: il governo irlandese decide di introdurre la pratica dell’internamento senza processo.

30 gennaio 1972: i paracadutisti inglesi sparano sulla folla durante una manifestazione di protesta a Derry. Questo tragico evento, ricordato come Bloody Sunday, causa un rilevante aumento delle reclute cattoliche nell’IRA. Il 1972 verrà registrato come l’anno più cruento della guerra con un totale di 472 vittime; la situazione diventa critica e il parlamento inglese decide di sospendere quello irlandese, prendendo il controllo della regione.

metà anni ’70: la situazione è molto tesa soprattutto a Belfast, letteralmente una città fantasma in cui le violenze e gli attentati sono all’ordine del giorno. In questo contesto merita di essere ricordata l’atroce attività degli Shankill Butchers (“i macellai di Shankill), un’unità paramilitare protestante che rapiva cittadini cattolici tagliando loro la gola dopo averli torturati.

5 maggio 1981: durante i vari cicli di sciopero della fame iniziati in carcere dai militanti cattolici, muore a 66 anni un simbolo e uno dei leader della resistenza cattolica: Bobby Sands (“officer commanding” dei combattenti dell’IRA).

1987: gli inglesi scovano un arsenale dell’IRA e realizzano che questa è sempre meglio armata e organizzata, soprattutto grazie al sostegno militare del leader libico Gheddafi.

1994: dopo altri sette sanguinosi anni l’IRA annuncia la cessazione delle operazioni militari. Dopo quasi trent’anni, con un totale di circa tremila morti, viene accordata la pace.

 

Tutte le foto utilizzate sono state scattate da Alessandro Falconieri, dicembre 2016.

Check Also

Credits to Wild Italy

Ius soli, lavoro e integrazione: miti da sfatare

Di: Asia Eis Della Rosa