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Pirati contro il calcio moderno

Di: Stefano Allegro

Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges scriveva:

“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio”. E nel calcio moderno, una rinascita non è mai stata così necessaria. Contratti di lusso, trasferimenti milionari e competizioni arriviste stanno progressivamente distruggendo i valori dello sport. A tal proposito la redazione del Barrito ha incontrato alcuni membri del “Quadrato Meticcio”, un’associazione di sport popolare padovana che cerca di andare controcorrente per restituire al calcio i suoi principi originari.

Quando e perché nasce la realtà del Quadrato Meticcio?

Quadrato Meticcio nasce nel 2012, grazie alla volontà di un gruppo di famiglie e di giovani del Rione Palestro di creare una realtà di sport popolare. Questo parallelamente a un percorso di lotta durato quasi un decennio che mirava a salvare il campo di calcio del quartiere dalla speculazione edilizia. La miope giunta comunale del Partito Democratico voleva trasformare lo storico impianto di Via Dottesio in un parcheggio, privando ai ragazzi la possibilità di esprimersi attraverso lo sport. Il connubio di queste attività ha permesso al Quadrato Meticcio di crescere, al momento è composto da una prima squadra (over 16), da due squadre del settore giovanile (under 10 e under 8) e da una squadra di calcio femminile, tutte iscritte al campionato provinciale CSI.

Per quale ragione avete scelto il nome Quadrato Meticcio?

Il nome è un composto: “quadrato” per onorare lo stretto legame con il quartiere Palestro, in particolare il quadrato di case popolari dove vivono i ragazzi e le famiglie che hanno iniziato questo percorso e che continuano ancora oggi a giocare nelle varie squadre; “meticcio” perché la composizione “etnica” di chi partecipa e di chi vive nel quartiere è molto variegata, uniti solamente dalla condizione sociale e da questo percorso.

Che cosa intendete per sport popolare?


Il progetto Quadrato Meticcio nasce dal basso, da chi in primo luogo vive il quartiere. Dal momento in cui gli atleti per disputare una partita, si sentivano richiedere minimo 120 euro, allora si è capito che lo Sport, diversamente da quel che si dice, non è per tutti. Così per permettere a chiunque di poter praticare sport praticamente a costo zero, abbiamo avviato varie iniziative di autofinanziamento in modo da richiedere alla famiglie una cinquantina di euro rispetto alla media dei 250 richiesti da tutte le altre società sportive contro cui abbiamo giocato. Sport popolare significa aprire il calcio moderno a tutte le soggettività fino ad ora escluse. Ogni anno ci arricchiamo di nuovi contributi e collaborazioni, cerchiamo quindi di elevare il livello tecnico e qualitativo delle nostre squadre, ma manteniamo al centro anche lo sport di base, per garantire a tutti la possibilità di accedere al campo, allenarsi e stare insieme.

Quali sono i valori fondantivi del vostro progetto?

La nostra idea di sport è equilibrata e si fonda sul rispetto nei confronti dell’avversario e dei propri compagni di squadra, non punta sulla competizione spinta per ottenere la vittoria a tutti i costi. In particolare vogliamo uno sport:

  • ACCESSIBILE

Siamo convinti che la condizione di instabilità economica che colpisce le persone, non debba precludere a nessuno la possibilità di aderire alla pratica sportiva. Per questo, a disoccupati, rifugiati, studenti fuori sede e ai bambini provenienti da famiglie con redditi bassi, che non possono contribuire economicamente ai costi di gestione, proponiamo dei percorsi di partecipazione attiva per la costruzione di eventi, campagne di promozione e autofinanziamento. Aprendo il campo a tutti, in questi anni abbiamo potuto riscontrare che molti ragazzi del rione, soprattutto immigrati di seconda generazione senza troppe prospettive, vedono lo sport, il calcio in particolare, come una possibilità di riscatto sociale. Abbiamo sempre assunto questo dato in tutta la sua ambiguità. Il rischio è che prendano a modello le star del calcio moderno, con i loro soldi, le fidanzate pin up e le auto di lusso. Questo approccio si manifesta poi in campo, con il compulsivo possesso del pallone a scapito del gioco di squadra, nel tentativo di esaltare le proprie doti tecniche individuali. È un approccio che cerchiamo in tutti i modi di contrastare, provando a far capire che il vero riscatto possibile è quello collettivo. Il vero riscatto è costruire una squadra nel vero senso della parola, un gruppo affiatato, capace di coltivare interessi, passioni e progetti comuni, anche al di fuori della dimensione sportiva. Il vero riscatto è offrire la possibilità di giocare anche al proprio fratello minore e ai suoi amichetti, magari improvvisandosi loro allenatore, così oltre a togliere sé stessi, si riesce a togliere anche loro dalla strada, almeno per un po’ di ore. Fare qualcosa per gli altri facendolo anche per sé stessi, questo è per noi il senso dello sport popolare.

  • SENZA CONFINI

Lo sport se praticato in modo corretto può essere uno straordinario strumento di condivisione del proprio tempo di vita, di produzione di valori e di relazioni sociali positive, un linguaggio universale in grado di abbattere ogni barriera etnica, culturale e di genere nonché di trasformare le molte differenze dei singoli in ricchezza comune. Nel nostro tempo segnato da guerre e razzismo, lo sport è una risorsa fondamentale per provare a costruire una società multiculturale fondata sull’uguaglianza e la solidarietà tra i popoli e le persone.

  • DAL BASSO

Il nostro progetto sportivo è completamente auto-finanziato con iniziative di raccolta fondi e con la vendita del nostro merchandising. Stiamo lavorando per promuovere una forma di azionariato popolare, fondata su quote associative. L’assemblea dei soci di volta in volta, garantisce, in maniera orizzontale e democratica, a tutti i sostenitori detentori di una o più quote, di esprimere il proprio voto su nuovi progetti ed iniziative per rafforzare l’autonomia e la diffusione delle nostre attività sportive.

  • GENTRIFICAZIONE E DIRITTO ALL’ABITARE

Le nostre attività sportive, sono strettamente connesse al tessuto sociale del Rione Palestro, per questo seguiamo con molta attenzione le trasformazioni che lo investono, le problematiche che vi si generano, i bisogni che i suoi abitanti esprimono. Il rapporto con il territorio è centrale nel nostro agire e questo ci costringe spesso a sconfinare dall’attività sportiva strettamente intesa. Questo accade quando i nostri iscritti, le loro famiglie, noi stessi in quanto residenti del rione, ci troviamo ad impattare le dinamiche prodotte dal processo di gentrificazione che interessa il nostro, come molti altri quartieri di città o metropoli a livello globale. Semplificando in modo grossolano, possiamo definire le linee guida della gentrificazione come prodotto del nuovo corso di un’economia globale sempre più liberista e finanziarizzata, i cui principali attori, (Banche, multinazionali, grande distribuzione, poteri economici locali) soprattutto in Occidente, dove si registra la crisi e il ridimensionamento del ruolo dell’industria, tentano di accumulare profitti attraverso la rendita immobiliare, mettendo a valore intere aree urbane.

Questo si traduce, con la complicità di politici complici e succubi, in una crescente sottrazione di suolo pubblico e in cementificazione di aree verdi per edificare nuovi grattacieli, stadi, arterie stradali di collegamento, ospedali, centri commerciali e direzionali. Va da sé che a questo processo si accompagni la svendita e le privatizzazioni di strutture e servizi pubblici; scuole, impianti sportivi, case popolari, parchi, etc… Determinando un aumento del costo di affitti/accesso ai servizi, un peggioramento generale delle condizioni di vita di tutti i cittadini e aggravando le condizioni di povertà delle fasce sociali più deboli. La conseguenza ultima è che molti degli abitanti “storici” del quartiere gentrificato, vengono espulsi verso altre zone della città, solitamente più periferiche.

Il nostro rione, anche per la sua vicinanza al centro, negli ultimi anni è stato cinto d’assedio. Da una parte dalla tangenziale con il teatro Geox in fase di ampliamento e l’incombente apertura di un Leroy Merlin, dall’altra con il sottopasso di via Bezzecca, il nuovo IperConad e l’avviamento di decine di grandi locali per la movida notturna, mentre strutture pubbliche come il bocciodromo vengono abbattute.

In mezzo, nel cuore del rione, decine di palazzoni all’ultimo grido crescono come funghi, decine di alloggi popolari finiscono nei piani vendita dell’ATER o nelle aste giudiziarie. Non manca però chi di fronte a questi “cambiamenti” sceglie di attivarsi per non subirne passivamente gli effetti. Sono stati molti i comitati più o meno spontanei di cittadini che si sono organizzati contro il caro-bollette, per ottenere le necessarie manutenzioni alle case popolari che l’Ater lascia colpevolmente marcire, per poter accedere e valorizzare le molte strutture pubbliche sottoutilizzate, per cercare di bloccare le decine di sfratti e sgomberi che hanno messo per strada tante famiglie, per impedire il taglio degli alberi, spesso abbattuti dal Comune, per non farsi carico dei costi di potatura. Tra tutte queste piccole e grandi storie di resistenza dal basso, quella dell’Asd Quadrato Meticcio occupa un posto importante. L’aver dimostrato a noi stessi e agli altri che vincere è possibile, anche contro ogni pronostico, ci rende fiduciosi verso il futuro. Eravamo, siamo e saremo sempre disponibili a metterci in gioco per garantire a tutti un diritto all’abitare degno e per difendere e valorizzare con tutta la nostra creatività e spirito d’iniziativa le opere pubbliche e i beni comuni del nostro rione.

  • STORIA PARTIGIANA

I meccanismi di gentrificazione urbana per estrarre il massimo profitto da un territorio, cercano di renderlo il più possibile anonimo, controllato e omologato, privandolo, laddove non riescano a ridurli a mere icone commerciali, dei propri riferimenti e simboli storici e culturali, in particolar modo quando questi si riferiscono a esperienze resistenzali o rivoluzionarie. Il nostro rione ha una memoria storica fortemente legata alla resistenza partigiana contro il nazi-fascismo, sviluppatasi al termine del secondo conflitto mondiale. Dai numerosi monumenti, alla piazza del Quadrato intitolata ai Caduti della Resistenza, in particolar modo ai 16 partigiani che lì vennero fucilati per rappresaglia, sono molti i luoghi che ci parlano di questa storia. Una storia, che non vogliamo e non possiamo dimenticare, ma nemmeno commemorare solo una volta l’anno, come si trattasse di celebrare formalmente un evento cristallizzato in un passato remoto, il cui valore risulta ormai residuale e ingombrante. Al contrario, occorre provare a trasmettere le virtù di coraggio e giustizia sociale che quella storia ci ha lasciato, anche a chi non la conosce; i più giovani, i nuovi abitanti del rione che vengono da tutte le parti del mondo e che magari hanno a loro volta, una storia partigiana della loro terra da condividere e da scambiare con noi. Conoscere le proprie radici, da dove si viene, è fondamentale per saper scegliere in che direzione andare.

In che modo riuscite ad autofinanziarvi?

Dunque la gestione del Dottesio e delle attività sportive che vi svolgiamo ci costano circa 23.000 euro all’anno. Dato il contesto di povertà in cui lavoriamo, raccogliere i fondi necessari è tutt’altro che facile. Ci riusciamo solo affittando il campo in giorni infrasettimanali, a società come Gianesini e Calcio Padova (con cui si è instaurato un minimo rapporto di collaborazione e rispetto reciproco) e attraverso le quote (quelle che riusciamo a raccogliere), sottoscrizioni e iniziative benefit. Considerando che il nostro è un progetto sportivo in fase di espansione, anche i costi che ci troveremo ad affrontare sono destinati a crescere. Sarà quindi molto importante avviare quanto prima un confronto con l’assessorato allo sport (ed eventualmente l’assessorato al sociale) della nuova giunta, per rivedere al ribasso i costi del contratto di concessione dell’impianto di via Dottesio. Sappiamo bene che sarà possibile ottenere ciò che vogliamo, solo se ci sarà un riconoscimento del valore delle nostre attività anche dal punto di vista sociale e dell’integrazione.
Siamo fin da ora disponibili e felici di aprire una discussione a partire da questo tema.

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