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I sette anni che hanno distrutto la Siria
Remocontro I sette anni che hanno distrutto la Siria

L’inferno esiste e si trova in Siria

Di: Riccardo Despali

2′ di lettura

Sette anni in Siria. E non è il titolo di un film. Sono gli anni della guerra civile in corso, che nemmeno il lungometraggio più crudo e violento mai stato girato potrebbe eguagliare. Sette lunghi anni di un conflitto che non sembra essere destinato a risolversi in tempi brevi. Eppure con le primavere arabe del 2011 si era prospettata una ribellione lampo di tutti quei siriani stanchi della dittatura di Bashar Al Assad che avrebbe dovuto portare al rovesciamento del governo nel tempo di un caffè. I social network finalmente liberi e fruibili avevano contribuito a ingrandire la portata della rivoluzione. O presunta tale. Tant’è che americani e turchi, allettati da questa prospettiva di svolta nella regione ormai inevitabile non avevano esitato più di un secondo prima di finanziare i ribelli con armi e supporti logistici. Ma le cose si sono inevitabilmente complicate col passare dei mesi. Gli scontri di piazza, violenti, molto più passionali che razionali e con un obiettivo preciso a breve termine hanno lasciato posto alla guerra. Ai bombardamenti e alle imboscate. Alle esecuzioni sommarie. Agli stupri e alle decapitazioni. Alle intossicazioni con il Gas Sarin. Alla prigionia di migliaia di civili inermi. Alla morte. Giusto per essere precisi. Tutto questo è successo perchè niente era semplice e immediato come ci si aspettava. Troppe forze militari e politiche con interessi più variegati sono scese in campo in Siria, tutte con un unico obiettivo: il controllo della regione o di parte di essa, così strategica e redditizia per tutto il mondo. E’ entrata in gioco la Russia, forse la potenza con più interessi logisticinella regione, schieratasi a tutela del governo centrale di Damasco. E da agnello sacrificale Assad si è improvvisamente trasformato in cane da combattimento .

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La stretta di mano tra Assad e Putin

 

Gli stessi ribelli, quelli che molti nel 2011 non esitavano a definire portatori di un’ondata di novità e freschezza, hanno avuto contrasti e fratture interne. Il primordiale Esercito Siriano Libero (ESL) dopo aver assunto i comandi delle operazioni nei primi mesi di guerra ha lasciato spazio d’azione ai gruppi integralisti islamici del fronte Al-Nusra, legato ad Al-Qaeda e ISI, poi confluiti nell’ISIS che tutti conosciamo, anche se Al-Nusra ha mantenuto una forma distinta, tutti allettati dal sogno di poter istituire la Shari’a in Siria. Che novità, che freschezza, verrebbe da ironizzare. Anche se l’ironia non c’entra nulla con ciò che sta accadendo in Siria. Con il passare degli anni la guerra si è frammentata. Lenta e logorante. Si combatte metro per metro in ogni piccolo villaggio come nelle grandi città; o in quel che ne rimane. Tutti contro tutti. Non esistono schieramenti ben precisi, ma le alleanze mutano a seconda degli obiettivi da conquistare.

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Siria, un nuovo e terribile massacro: Muhammad Najem lo documenta con i selfie

 

La Siria si è trasformata profondamente in questi sette anni. Ad oggi non è altro che un cumulo di macerie e cadaveri. Non esiste più in qualità di paese civile e politico, spazzato via dalle bombe e dall’odio. Un inferno in terra dove la speranza si nasconde nei bunker insieme ai civili che non sono riusciti a scappare all’estero ma che non sono ancora caduti prigionieri delle forze militari governative o dei ribelli. Schiacciati tra l’incudine e il martello. In attesa della fine. La popolazione locale infatti non può affidare la propria salvezza a nessuna delle forze in campo. Nemmeno i Curdi sembrano più essere in grado di offrire un bagliore di speranza per la rinascita siriana. Passati da eroi appoggiati ed elogiati da tutti nella resistenza all’assedio di Kobane a pericolosi affiliati del PKK e quindi terroristi al pari di tutti gli altri terroristi. Abbandonati a se stessi. Bombardati e uccisi, come migliaia di altri civili, nelle loro stesse terre. La speranza dunque in questo momento del conflitto è sepolta sotto le macerie. A soffrire più di tutti, se mai fosse possibile immaginare una scala per la sofferenza, sono i bambini; vittime incolpevoli di adulti bramosi di potere, denaro, petrolio, controllo di basi militari, sbocchi sul mediterraneo. Di bambini ne vengono massacrati a centinaia ogni mese. Colpiti dalle bombe, intossicati dal gas nervino che una volta inalato aumenta la salivazione fino al soffocamento. Non sono invenzioni; è tutto documentato.

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Siria: un ragazzo ritrova la sorella sotto le macerie della loro casa

 

Per questa vergognosa mattanza ci sono colpevoli ben precisi. Hanno nome e cognome; si chiamano, tra gli altri, Vladimir Putin, Donald Trump (E Barack Obama prima di lui), e Tayyip Erdoğan. Si, sono gli uomini più potenti del mondo. Si, professano più o meno apertamente i “valori” del capitalismo moderno e della globalizzazione. E si, con la loro politica estera stanno massacrando centinaia di migliaia di persone, tra cui moltissimi bambini, in Siria. Diciamolo forte e chiaro. Perchè quasi nessuno ha il coraggio di dirlo. Molti potrebbero domandarsi: “Per quanto il mondo resterà ancora a guardare queste atrocità senza fare nulla?”; cambiamo prospettiva. E’ il mondo a compiere quelle stesse atrocità. Le potenze non si fermeranno finchè non avranno raggiunto i propri obiettivi. E a rimetterci la vita saranno sempre le persone innocenti, coinvolte in intrighi di supremazia di cui sono totalmente estranei. Una vergogna colossale e disumana di cui pochi hanno il coraggio di parlare. Si vive la propria vita con serenità, sapendo che un lembo di terra del nostro pianeta è diventato l’inferno.

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