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Cosa fare con la Filosofia? Una valigia!

Di Ilaria Dalla Noce

 

Il luogo comune secondo cui con gli studi in filosofia si può giungere solo alla disoccupazione porta con se alcune verità sottese ma perlopiù esso è quello che è: un luogo comune. Attraverso la storia di Elisa e Francesca vorrei contribuire a screditarlo.

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Partiamo con ordine; Elisa e Francesca hanno conseguito entrambe una laurea triennale in filosofia, una a Trento, l’altra a Firenze: Francesca col desiderio di conoscere ed approfondire temi già incontrati al liceo, Elisa col sogno di occuparsi, un giorno, di narrazione. Tra parenti e amici nessuno faceva salti di gioia, ma, con più o meno entusiasmo, la loro scelta di studi è stata rispettata. Le loro storie si incrociano quando Elisa si trasferisce a Firenze per la laurea magistrale in logica, lì Francesca ne stava già frequentando i corsi.

In un parco, parlando di cosa avrebbero potuto fare con la filosofia, nasce “La valigia del filosofo”, in questa idea si sposano la passione di Elisa per i meccanismi della narrazione e l’interesse di Francesca nel campo artistico, pittorico e scenografico.

  • Ma che cos’è la valigia?, chiedo loro.

La valigia ad oggi è un progetto per le scuole primarie e prevede laboratori di logica e filosofia rivolti ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni.

“L’officina frullapensieri”, è il primo laboratorio. E’ pensato per bambini tra i 7 e gli 11 anni, affronta tematiche di logica classica, ontologia e metafisica analitica. Esso nacque nel 2015, prese forma per la prima volta tra i banchi di una scuola primaria di Prato. Nel 2016 nacque poi “Parole in valigia” un laboratorio rivolto ai più piccoli che affronta tematiche di filosofia del linguaggio, con qualche accenno ai sillogismi aristotelici e alla logica fuzzy. Quest’anno è nato un laboratorio di logica e narrativa ispirato ai celebri romanzi carrolliani «Le avventure Alice nel paese delle meraviglie» e «Attraverso lo specchio e quel che Alice trovò». Si intitola, per l’appunto, Le meraviglie che Alice trovò.

​La valigia ha finora portato i suoi laboratori in alcune scuole primarie toscane, ma anche in librerie e centri culturali fiorentini e pratesi.

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  • Perché proprio una valigia?

Perché è un contenitore di oggetti e nell’accompagnare i bambini sulle soglie di un universo così astratto, com’è quello della filosofia, abbiamo bisogno più che mai di concretezza e di quotidiano”, mi rispondono Elisa e Francesca.

L’obiettivo primario è quello di incrementare la capacità argomentativa e di ragionamento dei bambini, seguendo il filo conduttore di storie e attraverso l’interazione con oggetti concreti. C’è l’idea di stimolare e amplificare le loro capacità argomentative attraverso giochi e dialoghi mirati. A seconda del laboratorio, ci occupiamo di ontologia, logica, metafisica e filosofia del linguaggio. Ad esempio, nell’ “Officina Frullapensieri”, i temi sono quelli generalmente affrontati nel dibattito contemporaneo della filosofia analitica: esistenza, verità, identità, possibilità, relatività e causalità. Le storie sono sempre il filo conduttore che contiene gli spunti filosofici per avviare la riflessione, esse catturano l’attenzione dei bambini facilitandoli nel processo di comprensione dell’astratto. I colori, le scenografie e i materiali coinvolgono i bambini in attività creative, stimolando la loro attenzione e partecipazione in modo guidato.

  • Che ruolo ha giocato dunque la filosofia nella vostra vita professionale?

“La filosofia mi aiuta, nel metodo di lavoro, a selezionare i temi e le attività, a sottoporli a critiche e a cercare soluzioni più efficaci di quelle adottate in partenza. E fare filosofia con i bambini insegna molte cose anche a me”, risponde Elisa, ed anche Francesca non la pensa molto diversamente: “Le esperienze fatte in questi anni con il progetto sono state entusiasmanti e certamente lo scambio con i bambini mi ha arricchita. Spero che la filosofia possa costituire il mio futuro professionale perché essa è il mio interesse principale.”

Chiunque intraprenda una scelta di studi umanistici capisce in breve tempo che basta farsi le ossa un po’ per comprendere e digerire quell’atteggiamento, spesso supponente, di chi chiede “Con questa laurea cosa farai?”. C’è da dire inoltre che non tutti hanno la fortuna di fare un percorso di studi umanistico o il privilegio culturale di incontrarlo o la disponibilità economica per intraprenderlo, quello che non sono più disposta a fare è giustificare la serie di banalità che ne conseguono.

Togliamoci dalla testa che la filosofia sia un capriccio intellettuale di figli terribilmente riflessivi o tempo impiegato ad accrescere la cultura personale: a questo scopo studiare la “Critica della ragion pura” di Kant sarebbe uno sforzo del tutto eccessivo e ridondante. La filosofia, qualora ci si dedichi con serietà e autentica passione, non promuove una professione, né una serie di professioni, promuove un atteggiamento, un modo di fronteggiare gli eventi che trovo del tutto interessante, per niente facile da reperire, per niente sentimentale o ingenuo.

Talvolta, più spesso di quel che si creda, essa si rivela anche spendibile: la storia di Francesca, di Elisa e della loro valigia lo dimostra.

 

Per entrare in contatto con loro:

Facebook – La valigia del filosofo

Twitter – @valigiafilosofo

Email – lavaligiadelfilosofo@gmail.com

 

 

 

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Credits: http://www.nationalgeographic.it

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