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Kubrick allo specchio

di: Federico Giordani

 

Per chi se lo fosse perso questo articolo fa parte della nostra rubrica sulla Simmetria, all’interno della quale sono già stati pubblicati la recensione dell’opera di Gipi e di 1Q84, trilogia acclamatissima di Murakami Haruki. E non finisce qui.

 

Stanley Kubrick non ha bisogno di presentazioni. È considerato dai più il regista che ha fissato il tetto più alto, quella massima qualità a cui nessuno potrà mai arrivare, se non rivoluzionando il genere a cui appartiene. Ma dell’enorme quantità di innovazioni e perfezionismi di cui si potrebbe parlare, oggi tocca alla simmetria delle sue inquadrature.

Fotografo prima che regista, Kubrick ha preso l’uso del punto di fuga e ne ha fatto un tratto distintivo delle sue pellicole. Il One point view comunica in ogni singola scena una sensazione alquanto sinistra, dove ogni elemento si dispone in un ordine innaturale rispetto a quelli che lo circondano. Ancora più interessante è riscontrare che il buon Stanley abbia disseminato ogni singolo film con queste prospettive convergenti all’inverosimile. Nessuna esclusa.

Sorge spontaneo chiedersi perché abbia fatto questa scelta estetica piuttosto che un’altra. Ma la risposta è complessa a dir poco. Un buon punto di partenza è l’argomento principale del suo cinema, cioè l’uomo, o, ancora più precisamente la natura umana.

L’uomo non è un nobile selvaggio, è piuttosto un ignobile selvaggio. È irrazionale, brutale, debole, sciocco, incapace di essere obiettivo verso qualunque cosa che coinvolga i propri interessi. Questo, riassumendo. Sono interessato alla brutale e violenta natura dell’uomo perché è una sua vera rappresentazione. E ogni tentativo di creare istituzioni sociali su una visione falsa della natura dell’uomo è probabilmente condannato al fallimento.”

A Kubrick, insomma, non piaceva molto quello che c’è dentro noi esseri umani. Ma gli interessava senza dubbio coglierci in tutta la nostra realtà, senza nascondere nulla, senza pietà. Ed è qui che torna utile il concetto di simmetria, che si nutre e respira di un punto di vista asettico, equilibrato ed imparziale su ciò che sta osservando. In uno sforzo di oggettività che mi piacerebbe molto definire classico (nel senso greco del termine) egli cerca di farci percepire la bellezza, l’equilibrio, all’interno dei peggiori attributi dell’essere umano. Con risultati terrificanti.

Le stesse espressioni degli attori (da Spartacus in poi), sono di una vacuità sconcertante (underplayed) o enfatizzate in modo eccessivo (overplayed) per espressa volontà di Kubrick, allo scopo di evidenziare i diversi momenti della trama e le qualità che caratterizzano i personaggi. Mentre i primi sono ben distribuiti in ogni film, i secondi spiccano sempre e hanno contribuito alla  fortuna delle pellicole a cui apprtengono: il Sergente Hartman (o, sul finire della prima parte, Palla di Lardo), Alex e il suo ghigno onnipresente, o Jack Torrance con la sua accetta. Ognuno è strumento di questo insight dell’animo umano.

Alex

Allo stesso tempo, la prospettiva forzata che ci costringe a guardare verso il centro, in una continua spinta centripeta, chiude ogni scena e ogni luogo. L’uso dei grandangoli ci permette di vedere la figura intera dei personaggi, cosa abbastanza rara ad Hollywood, dove i primi piani e i dialoghi teatrali la fanno da padrona.  I personaggi sono però totalmente bloccati nell’immagine. Fissati su un vetrino, perché sia possibile vederne fino all’ultimo dettaglio.


astronave odissea nello spazio

E proprio a proposito della scenografia, molte ambientazioni hanno elementi che ci riportano al concetto di simmetria. Il labirinto nel giardino dell’Overlook hotel, Il tunnel di luce che circonda l’astronauta in 2001: Odissea nello spazio, o anche i quadri armoniosi e settecenteschi che ispirano le scenografie di Jack London.


Luce odissea nello spazio

Che sia il circolo degli ufficiali nel Dt.Stranamore, o i soldati in riga in Full Metal Jacket, o i corridoi e le moquette euclidee di Shining, tutto gioca a favore dell’inquietudine di vederci per ciò che davvero siamo. La simmetria quindi come specchio, in cui guardarsi dentro e vedere se stessi. Anche ciò che non vorremmo.
moquette overlook hotel

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