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“Il pozzo più profondo” tra mare e caffè

Di: Alessandro Galli

La storia di cui scrive Tramontana cala il lettore in un paesino siciliano sul maredisua invenzione, ​Acri Portocali, dove l’ispettore Ninni Soriano si trova ad indagare su di un incidente stradale mortale che ha come vittima Andrea Zagallo, il rampollo di una nota famiglia malavitosa locale. L’eventualità che si tratti di un terribile incidente, d’una fatalità, non convince Soriano essendo risaputo che quando si parla di persone vicine alla​ ​mafia:​ ​“tutto​​ è​​ possibile, ​ ​ macàri​​ qualcuno gli​​ ha ​voluto​ fare​ la​ pelle​ no​ ?”. (1)
Le indagini sulla morte del giovane Zagallo si intersecano con l’improvvisa scomparsa di Emanuele Ramondetta, giovane contabile in una piccola officina di paese. Emanuele ha una vita regolare senza grandi slanci emotivi e passionali, l’unica sua grande passione è il calcio. Questo suo “quieto vivere” rende la sua dipartita inspiegabile, sarà una bella matassa​ ​da​ ​sciogliere​ ​per​ ​l’ispettore​ ​Soriano.
Mentre queste due vicende si sviluppano nell’arco della narrazione, viene scoperto il cadavere di un uomo. Il ritrovamento ha una particolarità: non è un omicidio recente, anzi​ ​è​ ​piuttosto​ ​vecchio.
E’ il segno di una storia d’altri tempi ed occorrerà molto impegno all’ispettore per venirne​ ​a​ ​capo.
L’ispettore farà luce su queste tre diverse situazioni unendo l’investigazione alla “Sherlock Holmes”, con lente di ingrandimento e impronte digitali, ad un sottile ragionamento​ ​ed​ ​a​ ​intuizioni​ ​brillanti.
Soriano è un poliziotto “anomalo” (2) come lo definisce Iannello, la sua spalla nelle due indagini. Infatti più che uomo d’azione è un intellettuale ed è difficile non restare affascinati​ ​dalla​ ​sua​ ​mente.
La profonda cultura dell’ispettore (e dei suoi amici) farà emergere spunti interessanti che non saranno solo funzionali all’investigazione, ma saranno anche edificanti per chi legge.
In questo romanzo si racconta della mafia, dei suoi metodi spietati e delle sue condanne che puniscono “​per colpa di essere qualcosa o qualcuno: perché capiti nella famiglia sbagliata​ o​​ nel ​posto ​sbagliato​”. (3)
Il libro non è come i classici gialli in cui alla fine l’assassino (o chi per lui) esponeilsuo movente​ ​e​ ​l’investigatore​ ​si​ ​sfrega​ ​le​ ​mani​ ​soddisfatto.
Infatti nel romanzo di Tramontana oltre al movente concreto traspare la​ cattiveria​. Una cattiveria ontologica e banale che caratterizza l’azione mafiosa e nazifascista (com eavrà occasione di scoprire il lettore) e che lascia l’amaro in bocca, segno che nulla si conclude davvero​ ​perché​ ​​il​ ​male​ ​è​ ​sempre​ ​una​ ​possibilità​ ​concreta​ ​quando​ ​si​ ​parla​ ​di​ ​Mafia​.
Una crudeltà che è condivisa anche dall’uomo più in generale, non dev’essere perforza una caratteristica del mafioso. Nel libro traspare infatti che anche ​le persone più insospettabili possono nascondere, nel fondo della loro anima, qualcosa di tetro e spaventoso​. E’ una conclusione che lascia il lettore disorientatoperchésedaunaparte si trova la mafia, odiosa e atroce, dall’altra viene introdotta un’altra figura che poco ha da​ ​spartire​ ​con​ ​la​ ​fisiognomica​ ​classica​ ​del​ ​criminale.
Questa particolarità del romanzo ricorda la sensazione che si prova leggendo “La promessa” di Friedrich Dürrenmatt, dove lo scrittore nelle prime pagine del libro espone la sua teoria sulla morte del romanzo giallo o almeno di quello che siamo abituati ad immaginarci (alla Agatha Christie per capirci): “​Voi costruite le vostre trame con logica; tutto accade come in una partita a scacchi, qui il delinquente, là la vittima, qui il complice, e laggiù il profittatore; basta che il detective conosca le regole e giochi la partita, ed ecco acciuffato il criminale, aiutata la vittoria della giustizia. Questa finzione mi​ ​manda​ in ​bestia. ​Con​ ​la​ logica​ ci​​ si accosta​​ soltanto parzialmente ​alla​ ​ verità”​. (4)
Ne “Il pozzo più profondo” torna l’idea della ​complessità della vita come impedimento per una logica lineare “da romanzo” e, al di là della conclusione delle indagini (che lascio a voi il piacere di scoprire), risalta secondo me l’impossibilità di iscrivere la malvagità umana nella prevedibilità perché a volte basta un’idea od una serie​ ​di​ ​casualità​ ​per​ ​aver​ ​a​ ​che​ ​fare​ ​con​ ​la​ ​parte​ ​più​ ​oscura​ ​dell’uomo.
Per dirla con le parole di Haruki Murakami: “​La vita non è altro che il risultato naturale di​ ​un’assurda, ​e​ talvolta​  persino triviale,​ concatenazione di​ ​ eventi​” (5). Insomma, “Il pozzo più profondo” è un romanzo vero ed attuale che ci coinvolge nella battaglia​ ​dell’ispettore​ ​Soriano​ ​fino​ ​alla​ ​fine.

1) G. Tramontana, “Il pozzo più profondo”, Edizioni Leucotea, Sanremo, 2017, p. 45.
2) G. Tramontana, “Il pozzo più profondo”, Edizioni Leucotea, Sanremo, 2017, p. 57.
3) G. Tramontana, “Il pozzo più profondo”, Edizioni Leucotea, Sanremo, 2017, p. 275.
4) F.​ ​Dürrenmatt,​ ​“​La ​promessa; ​un​ ​requiem​ per ​il​​ romanzo​​ giallo”,​ ​Ed.​ ​speciale​ ​per​ ​​ La Repubblic​ a​ ​pubblicato​ ​su licenza​ ​della​ ​Giulio​ ​Einaudi​ ​Editore,​ ​2005,​ ​Torino,​ ​p.​ ​13.
5) Haruki Murakami, 1Q84 (Libro 2), Einaudi, 2009, Torino.

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Credits: http://www.nationalgeographic.it

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