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Il fango sulle Ong mette in pericolo altre vite

Di: Sebastiano Lamberti

Chiudere i porti, se si dovesse fare un paragone di un certo impatto, sarebbe come chiudere la serranda del pronto soccorso davanti ad un’ambulanza.

Esistono forse vite di serie a e vite di serie b?

Le ONG, è chiaro, devono operare in modo trasparente sia pubblicando i bilanci sia evitando di contattare gli scafisti. Ma quest’ultimo punto è ininfluente a livello di interesse di chi è alla guida dei barconi. Perché come ha sostenuto Erri De Luca: ‘’Se ci sono o non ci sono delle navi di soccorso, è affare che non riguarda i trafficanti. Se le zattere naufragano o no, loro hanno già incassato il prezzo del biglietto. Non ha alcun senso pratico l’ipotesi inventata di una loro intesa con le navi che soccorrono’’.

Il nobile lavoro di chi salva vite, che sia volontario o meno, merita riconoscimento e rispetto da parte delle istituzioni, non fango. Questo fango è basato su stralci di prove non ancora rese pubbliche eccetto una singola intercettazione.

Si cercherà di smentire, attraverso dichiarazioni ufficiali di organi istituzionali come Frontex o il COPASIR e delle organizzazioni non governative stesse, gli annunci di politici e giornalisti che hanno strumentalizzato la questione delle ONG semplicemente per portare acqua al proprio mulino.

Partendo dalle parole del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, da Aprile è stata messa in piedi una rudimentale macchina da guerra contro chi salva vite nel Mar Mediterraneo.  Ad innescare la miccia sul panorama politico italiano sono stati soprattutto il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord. Zuccaro sosteneva che poteva esserci una collusione tra life savers e trafficanti di esseri umani lamentando il proliferare di navi che, soccorrendo i migranti, andavano a sostituirsi agli scafisti. Dati a sostegno della tesi gli sarebbero stati forniti da Frontex, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera. Ma in data 11 luglio il suo presidente Fabrice Leggeri, in una lettera ai parlamentari europei del gruppo Gue/Ngl, ha profondamente smentito le parole che Zuccaro gli attribuiva, dichiarando: ‘’Non abbiamo mai accusato nessuna ONG’’.

Per legittimare le accuse rivolte alle ONG, Matteo Salvini e altri esponenti politici avevano affermato che esistesse un rapporto dei servizi segreti italiani che avrebbe provato il legame tra Ong e migranti. Tuttavia anche questa affermazioni sono state prontamente smentite, questa volta dal presidente del COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che ha negato l’esistenza di dossier delle forze speciali. Anche il Movimento Cinque Stelle attraverso il vicepresidente della camera Luigi di Maio ha provato a mettere carne sul fuoco delle accuse alle ONG: il rapporto ‘’Risk Analysis 2017’’ di Frontex parlerebbe di ‘’taxi’’ in riferimento alle ONG.  Andando personalmente a verificare il rapporto, non solo è possibile riscontrare che il riferimento fatto da Di Maio non risulta, ma anche che Frontex non ipotizza nemmeno illeciti.

Una delle principali accuse rivolte alle ONG è quella di esercitare il ruolo di pull factor ovvero di fattore attrattivo per spingere i migranti a partire. Su questo punto il responsabile dell’advocacy di Medici Senza Frontiere, Marco Bertotto, ha osservato che quello di pull factor è un concetto di per sé strumentale, utilizzato per giustificare l’abbassamento degli standard di accoglienza. Secondo Bertotto non esistono relazioni dirette tra il numero dei partenti dalle Coste libiche e il numero di navi delle ONG impiegate nel Mediterraneo. Si potrebbe dunque affermare che l’unico vero pull factor, come riportato in grassetto in un articolo di Internazionale, è la presenza dell’Europa, a poche miglia dalla costa africana.

Credits to onuitalia.com
Credits to onuitalia.com

In termini di provvedimenti consequenziali, in seguito agli appelli di pancia dei numerosi politici, il Governo Italiano ha deciso di iniziare a stilare una misura ferrea. Si tratta del Codice delle ONG, che proibirebbe alle navi che salvano vite di giungere in acque della SAR libica, l’area di competenza della guardia costiera dello stato nordafricano, che spesso non risponde alle richieste di soccorso. “Il tentativo di impedire alle navi delle Ong di operare nelle pericolose acque vicino alla Libia rischia di mettere in pericolo migliaia di vite” ha esclamato Amnesty International in un comunicato. La Convenzione di Amburgo del 1979 prescrive che lo sbarco debba avvenire in un “porto sicuro” anche dal punto di vista dei diritti garantiti alle persone soccorse, non solo nel porto più vicino. Per cui, se fossero libici i soccorritori, chi assicurerebbe che garantirebbero tutele ai migranti?

Una riunione di giovedì 13 luglio tra Commissione Europea e Frontex parrebbe avere acceso il semaforo verde dell’Unione Europea per il Codice; ma prima della finalizzazione dovranno essere consultate le ONG che potranno decidere se sottoscrivere o meno il protocollo di intesa. Il Giornale sostiene che se le ONG non sottoscrivessero il protocollo sarebbe vietato loro l’ingresso nei porti Italiani. Si tratta di un’ipotesi fantasiosa e la contrarietà a questo ipotetico provvedimento non proverrebbe solo dalla sinistra radicale, ma anche dal Governo.  L’Italia, come già dichiarato dal Ministro Graziano Delrio non può in alcun modo chiudere i porti ai migranti.

Se dovesse succedere sarebbe eticamente ingiusto e dal punto di vista giuridico illegittimo.

A quanto pare, parte delle istituzioni e certi quotidiani sono insensibili alle circa cinquantamila morti del Mediterraneo dal 2000 ad oggi. Se dovesse essere resa pubblica la famosa e già accennata intercettazione “non pubblicabile” che il procuratore Zuccaro dichiara di possedere, la quale potrebbe giustificare i presunti rapporti tra trafficanti e ONG, la Magistratura farà certamente la sua parte, ci mancherebbe. Ma per questa singola intercettazione altre migliaia di esseri umani non devono e non meritano di rimetterci la vita, sia chiaro.

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