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I Maestri del Muralismo messicano

Di: Roberto Zagarese

Tre artisti messicani – Orozco, Siqueiros e Diego Rivera – hanno di recente attaccato le mura di Palazzo Fava, a Bologna, con un’esposizione dalla storia travagliata. Autorizzata ad essere aperta al pubblico solo dal 2015, e nonostante la sua composizione risalga quasi a un secolo fa, venne fatto esplicito divieto di esportare le ottanta opere componenti La Mostra Sospesa. Azione anomala questa, visto che nel 1922 il neo segretario alla cultura  (Ministero creato appena due anni prima) Vasconcelos decise di riunire ottanta lavori caratterizzanti l’idea di unità del popolo messicano, che nel 1910 aveva combattuto per la propria indipendenza.

Sono state delle più varie le commissioni in collaborazione con enti pubblici che hanno portato José Clemente Orozco (1883 – 1949) ad affermare la propria fede politica, tema innovativamente interpretato dallo sguardo che adottò sulla Rivoluzione messicana; al contrario di Diego Rivera – la cui prospettiva è quella positiva dei protagonisti della lotta armata – Orozco adotta un punto crudele sulla questione. I dipinti rimandano all’espressionismo tedesco di Grosz e Beckmann. In “El ninho muerto” ad esempio l’intera scena si svolge all’aperto, di notte la realtà dei campi e il dolore di una donna con il velo bianco, stesso colore delle fasce di un bambino che in faccia non si vede, perché è meglio così, perché la Guerra è qualcosa di disumano e un corpo bendato da cima a piedi ricorda quello di un alieno. Rispetto al centro della prospettiva  un uomo tiene appoggiato verticale rispetto al terreno il fucile definendo un secondo punto di fuga, decentrato rispetto al principale (il volto della donna).

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Diverso è invece l’approccio adottato da David Alfaro Siqueiros (1896 – 1974), il quale oltre a dedicarsi alla causa attraverso rappresentazioni espressioniste – mortificando la carne dei suoi soggetti, spesso lasciati nudi a contorcersi – decise di approfondire lo spazio metafisico come accade in “Muerte y funeral de Caino”,  dove un pollo ucciso prende la posizione di uno degli orologi squagliati di Dalì con l’ala sinistra a confondersi facilmente con il braccio di un uomo coperto sotto la coscia. Vista anche l’importanza di un simbolo come il gallo per la popolazione messicana non ci si stupisce se il Governo esiliò Siqueiros due volte, nel 1932 e nel 1940. Fanno parte della collezione anche ulteriori tele, dimostranti come Siqueiros avesse implementato anche soluzioni più formali, rendendo la plasticità della materia, lavorando su embrioni di forme geometriche allungate, quasi minimali nella rappresentazione; in tal senso le linee di confine di realismo, espressionismo e surrealismo si assottigliano.

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Anche Diego Rivera (1866 – 1957), fondatore del muralismo, si dedicò molto alla sperimentazione, grazie anche alle amicizie che strinse a Parigi con diverse personalità della pittura, i cui nomi di Delunnay e Mondrian dovrebbero bastare a giustificare alcuni ritratti in pieno stile cubista in cui l’uso dei colori  avvicina alla posizione dello stesso Pete Mondrian, genio del colore inarrivabile e personalmente comparabile solo con un altro genio: Vasilij Kandinskij. Nonostante la raggiunta dimensione internazionale di Rivera, tuttavia la collezione consta di un paio di lavori fortemente legati a una dimensione realistica e tradizionale ancora attaccata al sangre del popolo.

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