Home / All you can read / Eutanasia, opinioni e divergenze nel mondo cattolico
eutanasia

Eutanasia, opinioni e divergenze nel mondo cattolico

Di: Francesco Destro

In uno dei suoi ultimi libri, Il diritto di non soffrire, Umberto Veronesi scrisse a ragione che “non si può parlare dell’eutanasia in modo corretto e umanamente partecipe se non si comprende il carico di sofferenza che sta alla base di questa disperata richiesta di aiuto”. È una cosa che ho cercato di fare approcciandomi a questo argomento a dir poco esteso e complicato, soffermandomi in particolar modo su alcune opinioni contrastanti nel mondo cattolico e collezionando una serie di spunti su cui penso valga la pena riflettere.

Ma andiamo con ordine: prima di procedere, occorre forse innanzitutto chiarire le differenze fra DAT, eutanasia e suicidio assistito; sono questi infatti termini atti a designare procedure differenti, ma che hanno il comune obiettivo di garantire il rispetto della volontà del soggetto in merito alle scelte sul fine vita. 

da eutanasialegale.it
da eutanasialegale.it

Le DAT, vale a dire le Disposizioni Anticipate di Trattamento, sono dichiarazioni rilasciate dal soggetto quando ancora è in grado di intendere e volere, nella prospettiva di una situazione futura in cui non è più in grado di disporre di sé. Si tratterebbe, insomma, dell’espressione della propria volontà in merito alle terapie (anche e soprattutto accanite) per cui dovesse trovarsi nell’incapacità di acconsentire o meno a tali cure – incluse nutrizione e idratazione artificiali – per malattie o lesioni traumatiche irreversibili o invalidanti che costringano a trattamenti permanenti. Con eutanasia attiva s’intende invece la somministrazione di un’iniezione letale da parte del medico su richiesta del paziente, mentre con eutanasia passiva ci si riferisce all’interruzione od omissione di un trattamento medico necessario alla sopravvivenza dell’individuo. Con suicidio assistito, infine, s’intende quel caso in cui non è il medico a provocare direttamente la morte del paziente, ma è quest’ultimo a richiedere un mix di farmaci letali, onde per cui il medico si limita a collaborare col malato lasciando che il gesto decisivo spetti a questi.

Il 19 aprile scorso, con 326 voti favorevoli, 37 contrari e 4 astenuti, la Camera ha votato a favore della proposta di legge sulle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento sanitario”, vale a dire sul cosiddetto biotestamento. Con l’approvazione di tale testo, ora all’esame del Senato, si legittimerebbe la possibilità di rifiutare le terapie (comprendenti anche la nutrizione e l’idratazione artificiali), si vieterebbe l’accanimento terapetutico e, al contempo, si permetterebbe l’obiezione di coscienza dei medici riguardo il staccare la spina. Per un approfondimento della legge, divisa in una parte più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, rimando a questo link.

È un importante e positivo atto di responsabilità il voto con il quale la Camera ha approvato le norme sul testamento biologico”, sostiene il Presidente della Camera Laura Boldrini. “Con questo voto, che spero possa trovare analogo riscontro in Senato, la cultura dei diritti civili fa un altro passo avanti nel nostro Paese”.

Chiaramente non tutti la pensano così; ne è un esempio la nota congiunta di diversi deputati cattolici: “Si vuole fare entrare nel nostro ordinamento giuridico l’eutanasia e vi entra nel modo più barbaro: la morte per fame e per sete. La battaglia però non è finita. Continua al Senato dove i rapporti di forza sono diversi e noi contiamo che i colleghi del Senato la proseguano fino alla vittoria”. Che con questa prima legge si voglia effettivamente introdurre l’eutanasia o meno è difficile stabilirlo, e al riguardo vi sono vari punti di vista non del tutto indifferenti.

Sulle Dat è necessaria una buona legge, e il disegno di legge attualmente in discussione non è in alcun modo finalizzato a introdurre in Italia una normativa che legalizzi l’eutanasia”, scriveva poco più di un mese fa Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici (Ugci) dalle colonne di Avvenire. Parole che, solo per la provenienza, avevano spiazzato molti colleghi, che hanno persino chiesto le dimissioni di chi le ha pronunciate. A ben vedere, quella di DAgostino è una posizione insolita, più unica che rara nel fronte cattolico; questultimo infatti insiste nel vedere nel ddl una proposta di “eutanasia mascherata” che, come sostiene il consigliere nazionale dell’Ugci Marco Ferraresi, introdurrebbe a tutti gli effetti l’eutanasia nel nostro ordinamento.

Giacomo Rocchi, invece, magistrato, consigliere della Corte di Cassazione e altra voce discorde da D’Agostino, prima della sua approvazione sottopose la legge alla prova dei fatti. Risultato? “L’eutanasia che si vuole legalizzare è quella dei disabili, degli anziani (soprattutto se poveri o in stato di demenza), dei neonati ‘imperfetti’ che, forse, non vale la pena rianimare per non farli gravare sulla famiglia e sulla società (…) col rischio di doverci difendere da tentativi di farci morire in anticipo, con il timbro dello Stato’.

(Per un ulteriore approfodimento del parere di Rocchi, rimando a questa recente intervista; altri articoli si trovano invece su https://www.riscossacristiana.it/ , alla voce il significato delle parole-eutanasia.)

Se così fosse, ad ogni modo, sarei il primo ad oppormi. D’altro canto sotto molti aspetti ritengo irragionevole la petizione promossa da ProVita Onlus assieme al Comitato Difendiamo i Nostri Figli, all’associazione Non si tocca la Famiglia, all’AMCi, all’AIGOC, all’UCFI e alla Nuova Bussola Quotidiana; una petizione per certi versi a dir poco imbarazzante, probabilmente frutto di una sedicente etica di invasati cristiani, e che in più punti, a parer mio, lascia abbastanza perplessi.sito_firma_qui_blu_eutanasia

Tale petizione (qui il link al file completo) sostiene che il testo “introduce a tutti gli effetti l’eutanasia omissiva, permettendo atti che invece di realizzare l’autodeterminazione la distruggono: non c’è libertà senza vita. In nome di un assurdo diritto a moriresi introduce il conseguente obbligo di uccidere. Il malato si trasforma in peso sociale, titolare di un diritto alla vita non più indisponibile. I malati e i disabili hanno bisogno di accompagnamento e – quando le circostanze lo richiedano – di cure palliative per il controllo del dolore. La loro eventuale richiesta di morte è una pressante richiesta di aiuto e accompagnamento. La loro dignità di persone vieterà sempre di considerare la loro vita come inutile e distruttibile. Dietro leutanasia non vi è compassione perché la vera compassione rende solidali con il dolore altrui e non sopprime colui la cui sofferenza non si riesce ad accettare. La legalizzazione delleutanasia offende nel profondo la dignità di chi lotta con coraggio contro i mali incurabili e le disabilità. Con questa petizione chiediamo ai deputati di respingere il testo sulle DAT che, introducendo leutanasia omissiva, mette in discussione il diritto alla vita delle persone malate e disabili (…) e , infine, infrange il principio su cui si regge il convivere civile e pacifico di tutti i popoli: Non uccidere.

Ciascuno libero di interpetare, secondo il proprio spirito, queste osservazioni. Prima di procedere, mi limito a soffermarmi sulla questione del Non uccidere. Comè risaputo, la prima delle quattro norme immutabilidelletica mondiale, quella sul dovere di una cultura del rispetto per ogni vita proclamata dal Parlamento delle religioni mondiali a Chicago nel 1993, dichiara che la norma non uccidere, se girata in forma positiva, diventa rispetta ogni vita; ciò vuol dire che ogni uomo ha il diritto alla vita, allintegrità fisica e al libero sviluppo della personalità, nella misura in cui non lede i diritti degli altri. La persona deve essere quindi protetta, ed è su questo punto bisogna ritornare, soffermarsi e ragionare, in unepoca in cui non solo si è in grado di provocare la morte in modo perlopiù indolore, ma anche di protrarla in misura considerevole.

A questo punto, varrebbe più riflettere sul parere di una voce autorevole come quella di Zagrebelsky, il quale sostiene che chi chiede l’eutanasia non vuole rendere legittima la possibilità di suicidarsi ma, necessariamente, che lo Stato e i medici diventino complici e partecipino attivamente al suicidio/omicidio di un cittadino, camuffando una barbaria col progresso. 

Personalmente, sono dellidea che la disponibilità di disporre della propria persona include anche il diritto alla morte, cosa che conduce a unammissibilità etica delleutanasiaIn questo, sono molto vicino al parere di Hans Küng, celebre “teologo del dissenso” (nonché sacerdote) svizzero. D’Agostino, infatti, non è l’unica voce importante considerata ribelle o ‘fuori luogo’ lungo il fronte cattolico. Ma uno dei maggiori pregi del pensiero di Küng è il suo tentativo di conciliare la visione laica e quella religiosa, facendosi portavoce dellinalienabilità del diritto di non soffrire, e di scegliere come morire, considerando la vita sia come dono di Dio che compito delluomo.

Nella seconda parte dellarticolo, partendo dalla massima di Küng il diritto alla vita non sottintende in nessun caso il dovere di vivere, di continuare a vivere a tutti i costi vedremo il perché di questo tentativo di conciliazione, e si cercherà di rispondere alle domande se vi sia dunque una forma di eutanasia ammissibile e moralmente responsabile, se davvero come alcuni temono legalizzare leutanasia equivalga a incentivare il suicidio e, soprattutto, in che modo dovrebbe (o potrebbe) funzionare la morte assistita.

 

Check Also

Credits to Wild Italy

Ius soli, lavoro e integrazione: miti da sfatare

Di: Asia Eis Della Rosa