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Elezioni presidenziali negli Stati Uniti: le forze in campo alla vigilia del Super Tuesday

Di: Alessandro Falconieri

 

Martedì 8 novembre 2016 sarà il giorno del cosiddetto Election day, evento nel quale i 538 “grandi elettori” (somma dei senatori e dei deputati) riuniti a Washington decideranno il successore del democratico Barack Obama, ormai ineleggibile in quanto ha raggiunto il limite di due mandati previsto dalla Costituzione statunitense. Domani, martedì 1 marzo, avrà luogo il cosiddetto Super Tuesday (suona un po’ come il corrispettivo politico del Superbowl), il giorno in cui da tradizione trentennale si svolge il maggior numero di primarie presidenziali. Il momento politico è piuttosto caldo, poiché i risultati dell’1 marzo rappresenteranno una svolta decisiva nel bilancio delle elezioni primarie. Dopo le vittorie nelle primarie della South Carolina e nei caucus del Nevada, Donald Trump e Hillary Clinton sono i favoriti per la vittoria nel Super Tuesday, che si concentrerà negli Stati meridionali. Dunque, a nove mesi di distanza dall’8 novembre, quali sono le forze in campo in seno ai due partiti maggiori? Quali sono i volti nuovi della politica statunitense?

prima foto

 

I candidati del Partito Democratico in corsa alle primarie sono Hillary Clinton e la “new entry” Bernie Sanders:

  • Hillary Clinton, sposata con Bill Clinton dal 1975, è un volto assai noto agli americani. In virtù dell’elezione del marito a presidente USA, è stata first lady dal 1993 al 2001. Successivamente fu senatrice per otto anni in rappresentanza dello Stato di New York (2001-2009). In politica estera ha dimostrato un atteggiamento ambivalente (di sicuro non esattamente pacifista e antibellicista). Infatti, durante la sua permanenza al Congresso, sostenne apertamente l’intervento armato in Afghanistan e in Iraq, ma in un secondo momento criticò la gestione delle operazioni militari da parte dell’amministrazione di George W. Bush.Clinton
    Il Super Tuesday è la grande occasione di Hillary Clinton per mettere in sicurezza la nomination. Dopo il deludente esordio nei caucus dell’Iowa, dove il successo è stato oltremodo risicato, e la netta sconfitta in New Hampshire, l’ex segretario di Stato si è risollevata prima con la vittoria in Nevada e poi con il trionfo in South Carolina. Due successi che, sebbene diversi per importanza e dimensioni, hanno evidenziato come Hillary Clinton possa contare su un alleato fondamentale per vincere la nomination alle primarie di Usa 2016: il voto degli afro-americani. Hillary Clinton è la candidata percepita più vicina a Barack Obama, e anche grazie a questo posizionamento ha riconquistato in modo convincente il consenso degli afro-americani, da decenni il gruppo demografico più fedele ai Democratici;
  • Bernie Sanders è un esponente indipendente affiliato al Partito Democratico e si qualifica come un socialista democratico. Dagli anni cinquanta, ovvero dal periodo della persecuzione anticomunista e antisocialista del maccartismo, è stato l’unico membro del Congresso ad autodefinirsi espressamente «socialista» e non genericamente progressista o liberal. bernie-sandersNella sua carriera politica ha inoltre promosso azioni a sostegno dei diritti degli omosessuali, delle minoranze etniche e dei disoccupati; si è opposto alla guerra in Iraq ed è contrario alla pena di morte. Un terreno di scontro cruciale tra Sanders e la Clinton è Wall Street: il primo accusa l’ex first lady di non possedere la fermezza e la caparbietà per combattere i privilegi del mondo finanziario, dal momento che ha accettato enormi contributi dallo stesso. Nell’ultimo faccia a faccia a Charleston, nel South Carolina, il candidato Sanders si è rivolto duramente alla Clinton nei seguenti termini: «Hai ricevuto più di 600 mila dollari da Goldman Sachs in un anno.
    Mi sembra molto strano che un istituto di credito paghi 5 miliardi di dollari di multe per violazione della legge e nessuno dei sui manager venga messo sotto processo, mentre i ragazzi che fumano marijuana finiscono in cella
    ». Per quanto riguarda i movimenti in politica estera, sia Sanders che Clinton sono convinti che per risolvere le crisi e il terrorismo in Iraq e in Siria la soluzione migliore sia ricorrere alla via diplomatica (al contrario delle convinzioni belliciste e imperialiste di Donald Trump).

    Democratici

All’interno del Partito Repubblicano la concorrenza rende invece più incerto l’esito della “battaglia” politica tra i vari candidati. Tra questi ultimi, i principali ancora in corsa alle primarie sono: Donald Trump, Ted Cruz, Marco Rubio, Ben Carson e John Kasich. Alla luce dei risultati finora ottenuti, solamente Cruz e Rubio sembrano poter mettere in discussione la risoluta corsa alla presidenza di Trump. Cerchiamo allora di capire chi sono Trump e concorrenza varia:Repubblicani

  • Donald Trump è un imprenditore, conduttore televisivo e politico (se vi state chiedendo qual è il “fil rouge” tra mondo dell’impresa, televisione e politica sappiate che non c’è, a meno che non siate negli States). Prima di passare alla scheda politica, vorrei dare alcune curiose indicazioni sulla sua persona. Secondo il Washington Post, Trump è uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio che ammonta a 9 miliardi di dollari. Dal 25 febbraio 2013, egli può vantare il suo ingresso nella WWE Hall of Fame (per essere chiari stiamo parlando di wrestling) in seguito a un match vinto contro Vince McMaohn (al match ovviamente non presero direttamente parte né McMahon né Trump, bensì due atleti scelti come loro rappresentanti).
    Negli ultimi anni l’imprenditore newyorkese è riuscito a riscuotere molti consensi, come testimonia la grande affluenza ai suoi comizi elettorali, le cui sembianze non si discostano per quoziente intellettivo da quelle di una curva ultras di seconda categoria del nostro calcio. Per la sua campagna elettorale, visto che gli Stati Uniti versano in condizioni economiche da terzo mondo, Trump ha deciso di rispolverare lo slogan di Ronald Reagan (1979) “Let’s Make America Great Again” apportandogli una piccola modifica, con il risultato finale “Make America Great Again”.Trump Per quanto riguarda il tema immigrazione, si è dichiarato favorevole alla costruzione di un muro lungo il confine con il Messico e, parlando dei migranti messicani, ha detto «Quando il Messico manda la sua gente, non manda i migliori. Ci manda persone che hanno un sacco di problemi e che se li portano dietro. Portano droga. Portano il crimine. Sono stupratori. E alcuni, immagino, sono comunque brave persone». Sul tema delle armi, questione cruciale visti i dati elevatissimi sugli omicidi negli Stati Uniti, è contrario a qualsiasi controllo sulle stesse. In politica estera ha annunciato un atteggiamento di forte ostilità nei confronti della Russia e della Cina comunista: l’obiettivo è quello di aumentare fortemente i dazi sulle loro importazioni, in quanto Paesi nemici degli Stati Uniti.
    Donald, su di te si potrebbero dire tante cose! Meglio se al momento ci fermiamo qua. Queste informazioni mi sembrano sufficienti per capire quanto il tuo programma sia lontano da quello di un ipotetico statista democratico, lungimirante e anti-imperialista! Un importante filosofo politico e morale come Max Weber sosteneva che la politica non deve essere un punto d’arrivo per individui opportunisti, ma esercizio di persone preparate e professionali. Non è difficile immaginare quanto egli si possa rivoltare nella tomba alla luce dei successi di Trump!
    Per l’appunto, l’87enne filosofo e linguista Noam Chomsky ha definito un’eventuale vittoria di Trump “un pericolo per la specie umana”.
  • Ted Cruz, senatore del Texas, è molto vicino alle posizioni del Tea Party, l’ala più conservatrice del Partito Repubblicano. cruzTra i punti fondamentali del suo programma politico figurano le contrarietà all’aborto, ai matrimoni omosessuali, alla limitazione del traffico di armi e all’aumento della tassazione sui redditi medio-alti. Ha esplicitamente asserito di essere favorevole alla pena di morte e, in materia di immigrazione (udite, udite!), sostiene il permesso di soggiorno negli States ai soli cristiani. Sarà più “politically correct” di Trump, ma questo fondamentalismo cristiano nel 2016 non si può sentire.
  • Marco Rubio, definendo la Clinton “un leader del passato”, si è imposto sullo scenario politico come il vero rappresentante dell’ala conservatrice americana. Rubio ha detto ai suoi sostenitori che si considera “preparato come nessun altro” tra i Repubblicani e che ha intenzione di “difendere il sogno americano”. RubioUna volta eletto in Senato ha votato in favore di grossi tagli al bilancio dello Stato, contro l’introduzione di maggiori controlli sul traffico di armi, contro le tasse sugli immobili e le rendite finanziarie, contro la legalizzazione della marijuana, contro i matrimoni gay e contro la lotta ai cambiamenti climatici (che secondo lui non dipendono dall’uomo). Quest’ultima è davvero una chicca: Marco ci stai dicendo che il buco dell’ozono dipende dalla Terra che si diverte sadicamente a bucare la propria atmosfera, o tra noi ci sono gli alieni invisibili che ci vogliono cuocere a fuoco lento?

Alla luce di queste differenti prospettive, la situazione sembra essere la seguente. Da una parte la destra repubblicana conservatrice che avanza cavalcando il “fenomeno Trump”, miope di fronte a problemi oggettivi (come ad esempio il controllo delle armi), accomunata dall’obiettivo di ridare linfa al “sogno americano” (che dovrebbe essere stato seppellito dal ’29). Dall’altro lato c’è un Partito Democratico nel quale emerge la figura di Hillary Clinton e cerca di farsi spazio il 75enne Bernie Sanders, l’unico che sembra aver individuato le piaghe di un Paese altamente contraddittorio e a proporre alcune soluzioni innovative e necessarie per gli Stati Uniti. Altro che “sogno americano”.

 

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