Home / All you can read / Vita di una femminista egiziana: Huda Sha’arawi
WhatsApp Image 2017-12-11 at 21.38.55(1)

Vita di una femminista egiziana: Huda Sha’arawi

Di: Chiara Natali

Ogni gesto è eclatante in relazione all’ambiente in cui è praticato.
Scandalosa, forte, indimenticabile, da minacciare di morte o da imitare fra gli applausi: questo era Huda Sha’arawi nel 1923, quando, di ritorno dall’incontro a dell’Alleanza Mondiale Femminile tenutosi a Roma, si tolse il velo di fronte alla folla che la accoglieva nella stazione del Cairo.
In reazione all’occupazione inglese dell’Egitto, il femminismo veniva rigettato come alieno alla cultura nazionale, un mero prodotto della degenerazione occidentale.

Eppure il femminismo di Huda e la sua presa di coscienza politica hanno la forma di una cronaca autentica e profondamente vissuta dei movimenti sociali e della condizione sociopolitica in cui versava l’Egitto nel corso della sua formazione di donna ed intellettuale. Ciò che veniva considerato avulso dalla cultura nazionale era in realtà una delle vette intellettuali della stessa, ed era necessario non dimenticare come le portavoce del movimento femminista egiziano avessero combattuto strenuamente anche in vece di promotrici della causa nazionalistica.WhatsApp Image 2017-12-11 at 21.38.56(1)

Huda nasce in un harem, luogo vagheggiato dagli orientalisti europei ed intriso nei loro romanzi di sensualità e primitivismo, ad uso e consumo maschile. Nelle sue memorie “The Harem Years”, Huda dipinge invece un ambiente di squisito cameratismo femminile, all’interno del quale lei, a differenza di immaginarie odalische, poté ricevere un’educazione eccellente.
Poetessa in lingua francese ed araba e fluente in turco, Huda arrivò ad affermare che il suo cervello valesse quello di dieci uomini.

L’esperienza dell’isolamento e la possibilità di toccare con mano le differenze di trattamento riservate a lei e al suo fratello rappresentarono per la piccola Huda i primi frustranti simboli dell’oppressione di genere. L’affronto più grande da parte del sistema patriarcale nei suoi confronti fu rappresentato dal matrimonio combinato con il cugino Ali Sha’arawi di trent’anni più grande, al quale si consegnò impotente all’età di soli tredici anni.

Un anno dopo, Huda ottenne tuttavia la separazione per i successivi sette anni, da lei descritti come essenziali per la formazione della sua consapevolezza femminista.
Ciò fu in parte merito della frequentazione del salotto intellettuale di Eugénie Le Brun, facoltosa donna francese che introdusse la giovane Huda alle idee femministe diventando sua mentore.

WhatsApp Image 2017-12-11 at 21.38.56(2)

La prima manifestazione di questa sua nuova coscienza sociale ebbe luogo nel 1909 con la fondazione della prima organizzazione filantropica guidata da donne egiziane, diretta al sostegno economico di donne e bambini. L’organizzazione Marrabat Muhammad ‘Ali era per Huda doppiamente importante: intraprendere attività di volontariato avrebbe ampliato gli orizzonti delle donne, portandole ad acquisire conoscenze pratiche. Inoltre, dimostrare intraprendenza nel risolvere problemi sociali avrebbe scosso l’immagine passiva e superficiale che la società aveva cucito sulle lunghe vesti femminili.

Questo coinvolgimento delle donne nella società del tempo assunse risonanza pubblica il 19 marzo 1919 in occasione della Marcia delle Donne tenutasi al Cairo in protesta all’occupazione inglese.
L’impegno per i diritti femminili e quello per la causa nazionalista arrivarono a convergere con la fondazione del partito Wafdista di cui Ali Sha’arawi era tesoriere e la fondazione da parte di Huda del Comitato Centrale delle Donne Wafdiste.

https://feministories.wordpress.com/2015/05/09/huda-sharawi-eng/
Credits to: https://feministories.wordpress.com/2015/05/09/huda-sharawi-eng/

Nonostante un enorme entusiasmo iniziale, non tardarono ad arrivare brucianti delusioni: di fronte ai negoziati con gli ufficiali britannici tenuti dal Wafd a Londra nel 1920, il Comitato Centrale delle Donne Wafdiste lamentò la totale assenza di delegati donna attraverso una lettera di Huda che recitava: “In questo momento in cui il futuro dell’Egitto sta per essere deciso, è ingiusto che il Wafd, che difende i diritti dell’Egitto e si batte per la sua liberazione, neghi a metà della nazione il suo ruolo in quella liberazione.”

Simili parole al vetriolo portarono il leader del partito Saad Zaghloul a scusarsi ufficialmente.

Il rapporto fra le forze nazionaliste e femministe si fece tuttavia ancora più teso dopo l’emanazione della nuova legge elettorale nel 1923, nella quale fu negato il diritto di voto alle donne. In risposta al gesto, Huda fondò l’Unione Femminista Egiziana, affiliata con l’Alleanza Mondiale Femminile per Il Suffragio.

Gli attacchi a ciò per cui Huda aveva lottato non si fermarono qui. La rottura definitiva con il Wafd si ebbe con la presa di potere del partito nel 1924: durante la cerimonia di insediamento nel nuovo governo, infatti, fu negato l’accesso al pubblico femminile.
Huda si dimise così ufficialmente dalla sua posizione all’interno del Comitato Centrale delle Donne Wafdiste, denunciando l’esclusione delle donne dal nuovo ordine nazionale nonostante il loro contributo alla causa nazionalistica.

Questi voltafaccia ad opera di quella stessa realtà politica per la quale si era battuta convinsero Huda a cercare un appoggio ulteriore ed esterno. Nel 1925 ella fondò quindi il mensile L’Egyptienne, redatto in lingua francese. A causa della barriera linguistica del mensile, la fruibilità in patria era limitata esclusivamente ad un pubblico colto, ma presentava il vantaggio di poter essere distribuito anche all’estero e poter agire così ponte fra i salotti femminili nordafricani ed europei. La copertina mostrava una donna intenta a togliersi il velo dal viso, mimando il gesto che aveva elevato Huda alla spinosa posizione di personaggio pubblico da amare o odiare, senza possibilità di professarsi indifferenti a riguardo.WhatsApp Image 2017-12-11 at 21.38.55

Una copertina ma anche un manifesto, non necessariamente rivolto ad una richiesta di laicità di Stato ma più che altro di riforma e cambiamento degli standard sociali dell’epoca. L’editrice della rivista Ceza Nebarawi affermò a tal proposito: “Noi femministe egiziane abbiamo un grande rispetto per la nostra religione, tale da voler vederla praticata nel suo spirito più autentico. “

Questa idea era largamente diffusa nei salotti femminili del tempo e condivisa dalla già citata Eugénie Le Brun, la quale affermò il valore liberatorio degli scritti coranici in contrapposizione alle umilianti pratiche sociali alle quali le donne erano sottomesse. Facendole eco, Huda scrisse nella sua biografia: “Ho deciso di far fronte al problema dell’arretratezza della condizione delle donne egiziane dimostrando come essa fosse emersa dalla persistenza di determinati costumi sociali e non dall’Islam, come molti europei credono.” L’adibire una parte della casa ad harem era infatti simbolo di uno status sociale elevato, come dimostrato dalle ricche architetture di questi luoghi e dalle maggiori libertà vissute invece dalle donne di ceti meno abbienti.

Il mancato rifiuto della religione islamica permise l’evoluzione del suo nazionalismo in un fervente panarabismo, predicando la solidarietà e l’unione fra i popoli musulmani.
Nel 1944, sotto su spinta, venne tenuto al Cairo il primo Congresso Femminista Arabo.
L’anno seguente, alla nascita della Lega Araba, ella criticò la mancanza presenza di rappresentanti donne dei rispettivi Paesi: La Lega di cui avete firmato ieri lo statuto è una Lega solo per metà, la Lega di metà del popolo arabo.

Huda morì il 12 dicembre 1947 per un infarto. Quando discutere di questioni femminili rappresentava ancora un diletto intellettuale per circoli ristretti di donne privilegiate, Huda portò il seme dell’attivismo politico e fece scendere in strada con marce e associazioni benefiche la lotta per i diritti. Sebbene l’intellettuale socialista Nawal al-Saadawi le abbia rinfacciato il carattere elitario di molti suoi gesti, la cui portata fu in grado di coinvolgere solo esponenti dei ceti più abbienti, l’eredità di Huda fu quella di formare coscienze in grado di portare avanti il suo lavoro ed estenderne la gittata e forza.

Il più luminoso esempio di quanto affermato fu quello di Doria Shafik, editrice e poetessa egiziana la cui battaglia femminista permise l’accesso delle donne al diritto di voto nel 1956. Ammiratrice di Huda, Doria mantenne con questa un rapporto epistolare fino al loro incontro al Cairo, in seguito al quale Huda scrisse al Ministero dell’Educazione in modo da assicurare alla giovane la possibilità di completare i propri studi presso l’Università Sorbona di Parigi.

WhatsApp Image 2017-12-11 at 21.38.56In occasione del funerale di Huda, Doria la ricordò così: “Questo quarantesimo giorno dopo la morte di Huda Shaarawi trasmette il peso di tutto ciò che lei ha fatto per gli egiziani e per tutti i popoli arabi. Ricordatela, perché il ricordo serve a rinforzare la fede e perché lei ha combattuto per creare una società orgogliosa e acculturata. Ricordatela, finché non capirete quanto siete in debito nei suoi confronti. Lei ha vissuto per voi ed è morta per voi. Farò in modo che il lutto ci aiuti a continuare ciò che lei ha iniziato… Dovete lottare per rinforzare il suo ricordo. Se le donne imparano a leggere e scrivere, se vanno all’università, se vanno al ristorante e se un giorno otterranno seggi nel Parlamento, tutto questo servirà a ricordare Huda Shaarawi in un modo molto migliore che attraverso le nostre lacrime per la sua morte.

Check Also

foto

Glifosato: un pesticida sempre di moda

Di: Giulia Ioselli