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Cambiamenti climatici: l’inverno (non) sta arrivando

Di: Giulia Ioselli

 

Durante questa lunga estate sui giornali abbiamo letto notizie drammatiche: attentati a Londra e Barcellona, sgomberi, test nucleari di Kim Jong-un, il ritorno della malaria. Alcuni giornali italiani hanno riservato molto spazio anche al caso dei due carabinieri galantuomini che hanno accompagnato a casa due studentesse americane, per assicurarsi che nessuno le importunasse.

C’è però una notizia che per vari motivi è stata relativamente sottovalutata: la raccolta di firme per la difesa del suolo. Questa petizione è stata promossa da People4soil, un’iniziativa dei cittadini europei sostenuta da più di 500 associazioni che chiedono all’UE norme specifiche per tutelare il terreno.

Sicuramente stiamo vivendo un momento molto difficile da vari punti di vista (economico, politico, sociale…) e l’ambiente non è in cima alla lista delle nostre preoccupazioni (salvo alcune eccezioni). Spesso e volentieri si parla di cambiamenti climatici in maniera generica, senza tuttavia rapportarli a eventi specifici.
Per esempio, l’ uragano Irma che si è abbattuto sulle Bahamas a metà settembre è un evento meteorologico importante. Su twitter era comparso un video, girato a Long Island, in cui si vedeva l’acqua che si ritirava per effetto dell’uragano. “La pressione è talmente bassa da risucchiare l’acqua dalle rive per portarla al centro della tempesta” aveva commentato la meteorologa Angela Fritz. A causa dell’azione combinata di vento e bassa pressione, il livello delle acque in prossimità della perturbazione era aumentato drasticamente.

Ma come si formano gli uragani?

Queste perturbazioni si sviluppano in condizioni di temperatura elevata (sopra i 26 gradi centigradi) e assenza di vento. Grazie anche alla radiazione solare si crea quindi un riscaldamento degli strati bassi dell’ atmosfera. In assenza di vento la convezione dell’aria (moto verticale verso l’alto) è favorita. Questa stessa aria successivamente si raffredda e condensandosi libera grandi quantità di calore. La rotazione tipica degli uragani è invece dovuta agli effetti della rotazione terrestre che agiscono sui corpi in moto (forza di Coriolis). Le velocità sono maggiori man mano che ci si avvicina al centro del vortice.

Durante questa prima fase la pressione al centro del vortice diminuisce, mentre i venti non raggiungono ancora velocità elevate. Quando la pressione crolla i venti raggiungono velocità maggiori o uguali a 150 Km/h. Successivamente la pressione cessa di calare mentre aumenta l’ area interessata da precipitazioni. Quando il ciclone si sposta sulla terraferma l’intensità dell’uragano diminuisce, non ricevendo più l’ apporto di calore-umidità dal mare. L’uragano può perdere intensità anche spostandosi verso latitudini più alte, dove le acque superficiali hanno temperature più basse.

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Tuttavia non mancano gli scettici.

Per il comico americano Rush Limbaugh l’uragano Irma non è altro che un’invenzione dei media: infatti ha accusato i giornalisti di aver ingigantito il fenomeno utilizzando immagini artefatte.
Ci sono un sacco di persone in queste zone che credono che sia l’uomo a provocare i cambiamenti climatici e sono determinate a persuadere tutti che sia così” ha dichiarato.

Un giovane della Florida, evidentemente più sensibile di Limbaugh alle tematiche ambientali, ha invece invitato i suoi connazionali a sparare contro l’uragano.
Sui social network la standing ovation è stata immediata . Alcuni hanno addirittura pubblicato un diagramma che spiega la tecnica ideale per neutralizzare il tifone. Naturalmente si tratta di un’idea molto pericolosa perché il vortice intenso può trasportare i proiettili portandoli a colpire chiunque.

L’Accademia delle Scienze britannica, nel 2013, aveva individuato un nesso fra il surriscaldamento globale e l’aumento di fenomeni metereologici drastici. Se aumentano le temperature aumenta l’evaporazione e quindi anche il tasso di umidità dell’aria. Così si creano precipitazioni violente che possono investire anche zone mediterranee (come successe ad esempio in Sardegna nel novembre 2013). Gli studiosi britannici avevano preso in esame i 13 uragani più violenti dal 1935, sottolineando il fatto che 6 di essi si fossero verificati fra il 1998 e il 2013.

Secondo l’ Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) le cause maggiori di questi eventi vanno invece imputate all’aumento d’ intensità di eventi ciclonici nel nord Atlantico e nel nord Pacifico occidentale risalente agli anni ’70, come segnalato anche da uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) pubblicato sempre all’inizio del 2013.

Sicuramente l’aumento delle temperature ha un’ influenza, più o meno marcata, sui fenomeni metereologici.
Le cause dei cambiamenti climatici sono molteplici e il Comitato Intergovernativo si riunisce ogni due anni per esaminare gli ultimi dati relativi all’inquinamento.
Molti gas serra provengono da combustibili fossili utilizzati dalle automobili o dalle fabbriche. Fra i composti chimici più noti c’è sicuramente l’anidride carbonica. Inoltre contribuiscono all’effetto serra anche le discariche (liberando metano in fase anaerobica) e i gas refrigeranti.
Ad esempio i clorofluorocarburi (ormai proibiti in gran parte del mondo) hanno una capacità di trattenere calore migliaia di volte superiore a quella dell’anidride carbonica. Inoltre questi composti riducono significativamente lo spessore dello strato di ozono.
Anche l’utilizzo di fertilizzanti è sotto accusa, a causa delle emissioni di protossido di azoto. Questo gas, se confrontato con l’anidride carbonica, trattiene 300 volte tanto il calore.

Purtroppo ci sono altri gas serra provenienti da tecnologie “insospettabili”come ad esempio il trifluoruro di azoto e l’esafluoruro di zolfo prodotto durante la manifattura delle celle fotovoltaiche. Tuttavia esistono alcuni studi recenti sull’utilizzo di nanotubi in grafene che fanno ben sperare per il fotovoltaico (vedi articolo Aprire al fotovoltaico: costi, vantaggi e futuro).

Gli inquinanti sono numerosi e la corretta informazione dei cittadini gioca un ruolo fondamentale. Molti gas tossici contaminano prima l’atmosfera per poi raggiungere il terreno e le falde acquifere danneggiandoli fortemente (basti pensare che a Seveso esistono ancora terreni contaminati da diossina dopo il tragico incidente avvenuto nel 1976). L’appello promosso da “People4soil“ da questo punto di vista rappresenta un grande passo.

Limitare i danni ambientali non è semplice e la ricerca scientifica va supportata da una legislazione adeguata. E’ assolutamente fondamentale che le normative vengano aggiornate di pari passo con la ricerca scientifica. Per esempio, sarebbe un vero peccato progettare un modernissimo impianto di termovalorizzazione basandosi su limiti per le emissioni ormai obsoleti.

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