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incense smoke

Black Mambo

Di: Corinna Morini

 

La macchia di luce viola si muove sulla sua gobba. Ondeggia, come ondeggia la sua schiena. Ha un golf beige un po’ logoro, ma che odora di pulito e sembra ben stirato. Guardo su’, verso le vetrate antiche: creano queste macchie di luce colorate, che poi si spargono sui fedeli. C’è un forte odore d’incenso, sostituito a tratti da ondate d’aria freschissima che riesce ad entrare dal portone aperto. Mi sento fuori luogo. Una leggera sensazione di prurito e disagio che comincia a diffondersi dal collo e mi avvolge il resto del corpo lentamente.
E in testa ho solo Black Mambo dei Glass Animals che risuona, come se fosse sparata a mille dalle casse di un locale.

What’ll it be, now Mr. Mole?
Whispers sloth in curls of smoke..
Quell’ostinato ritmo fluido, a volume altissimo. In tutta la chiesa.

Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

Riemergo improvvisamente, ma per pochissimo.
I nostri peccati. Vita eterna.

Dance with me and shake your bones

I miei peccati. Quali sono, quanti sono.
Ripenso a quella volta, probabilmente l’unica, in cui mi sono confessata.
Il giorno prima della Comunione. Un giorno assolato e secco, con un po’ di venticello che muoveva l’albero della piazzetta. In quella piccola chiesa di campagna, serissima recitavo il Salve Regina e mi preparavo a dire a Don Adriano i gravissimi peccati che nonostante i nove anni già mi sporcavano la coscienza. Mi facevano male le ginocchia perchè le avevo tutte sbucciate, e dovevo stare in ginocchio su una seduta di legno. Ma, insomma, ci credevo, ci avevo pensato, ai miei peccati. E lui taceva, ascoltava socchiudeva gli occhi con le mani raccolte davanti, e sorrideva. Non ho mai capito quel sorriso; forse adesso, immaginandomi a nove anni elencare i miei peccati, con le ginocchia sbucciate e spettinata, senza tutti i denti, posso capirlo. “Dio ti perdona, e adesso torna a giocare” .
E’ sempre stato un prete particolare.

Slow down
It’s a science
He’s been waiting

Forse mi verrebbe il soffocamento lo stesso, anche in quella chiesetta di campagna. Ma almeno li c’era semplicità, autentica voglia di ascoltare, condividere. C’era un po’ più di vita. Vita vera, ecco.
Don Adriano tagliava pezzi di messa per fare le prediche ai genitori, e a noi.
Venendo via dall’altare e scendendo in mezzo alle panche.
Qui non c’è traccia di quella semplicità, di quella vicinanza. Ma non è solo per quello che mi manca il respiro. Ancora incenso. E affreschi, e drappeggi di tende pesanti e impolverate, riccioli di legno dorati che decorano gli altari.

La mia legge è la tua legge signore.
Tutto concorre al bene per chi ama Dio.
La mia legge è la tua legge.

Tutto concorre al bene.
E’ come se mi servisse dell’ossigeno adesso. E non capisco niente di quello che il parroco dice. Parole vuote e meccaniche, mi sembrano solo questo. Il mio piede va a ritmo, si alza e si abbassa regolare, seguendo la musica. E mi accorgo, anche la spalla accenna a seguire il ritmo. Tieni fermo il piede, almeno. ..

To bring you down

Le panche di legno lucide, il golf beige, quella piccola gobba, il suo braccio che si alza dal fianco per grattarsi sotto l’orecchio. Ordinati capelli bianchi, orecchie grandi, mani rugose. Quanta solitudine, in questa figura stanca e dolce? La mia attenzione ovattata, il mio piede che ritma una musica che sento solo io.

Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa

Accanto ho una vicina con una gonna a pois, sessantacinque anni almeno sulla schiena, la fede e i capelli corti, tinti di rosso. Recita ogni parola a gran voce, ma è distratta, ha lo sguardo rassegnato e lontano. Si mordicchia con forza le labbra ad ogni pausa sporcando i denti di rossetto. Sotto il mento pronunciato, la pelle rugosa del collo si accavalla. Odore di trucchi, profumo, e quello spray che si usa per inamidare le camicie.

Snake-eyed
With a sly smile
He can hold you and shake you, child

Arriva una giovane madre con un bimbo in braccio paffuto e sorridente, ed altri tre figli che le stanno appresso come dei piccoli anatroccoli spettinati e dolci. Prendono posto due panche avanti a me, e la cosa un po’ dispiace al vecchietto con il golf beige, che è solo una panca avanti a me, ed è solo in quella panca. Vorrei allungare la mano e accarezzargli la schiena gobba.

Signore pietà
-Signore pietà
Cristo pietà
-Cristo pietà Pietà.

Abbi pietà di me. Così limitati e fragili in questo tumulto, ognuno coi suoi mostri, ognuno con le sue gioie. Abbi pietà di noi. In quel noi mi riconosco, ma non, non in queste formule. Non in questo modo distratto di ripetere. Non in questo incenso, non in queste immagini di sacrificio. Pietà?

Leopards laze each
On plush pillows
Slender capes

La mia vicina ha lo sguardo fisso su una delle figlie della mamma arrivata da poco. Uno sguardo severo, quasi scandalizzato, a tratti incredulo. Ha smesso di mordersi le labbra, ed è tutta in tensione. Noi ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazia per la tua gloria immensa La bimba è come se sentisse lo sguardo su di se’, e, tenendo sempre un lembo dei pantaloni della madre, si gira, con occhi interrogativi, ma che non sanno bene dove guardare. E’ asciutta, tutta nervi, con dei pantolincini verdi e una canottierina bianca. Tutto -ino, perchè è minuscola.
La mia vicina la fissa. La bimba guarda per un secondo anche me, ma poi arriva alla mia vicina. E i loro sguardi s’incontrano. La fronte della piccola si contrae, il suo sguardo si rabbuia. La mia vicina continua a fissarla con quello sguardo strano. Non la fissa più negli occhi in realtà: è come incantata sulle spalle. Si gira anche la madre, e scambia un mezzo sorriso con la mia vicina, che non ricambia, anzi. La donna non capisce, ma non sembra porsi il problema.
Si rigira. Ma poi, improvvisamente, dà il piccolo che ha in braccio ad un’altra figlia, si china verso la sua borsa e tira fuori un piccolo foulard blu. Lo mette attorno alle spalle della bambina con la canottierina bianca, poi si volta e fa un altro mezzo sorriso imbarazzato alla mia vicina. Incredibilmente quest’ultima annuisce, rimanendo sempre in tensione .

..Twitch their toes to Black mambo

Il vecchietto davanti a me si è inginocchiato, ed ha un profilo buono e tenero. Prega, con gli occhi socchiusi, bisbigliando pensieri speranzosi.

Il signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome e di tutta la sua santa chiesa

Soffoco. Devo uscire. Per farlo devo passare davanti alla mia vicina con la gonna a pois. Non è molto felice di questa interruzione, e sbuffa.

Slow down
It’s a science
He’s been waiting
To bring you down

Mi scuso. E mi affretto, verso l’uscita, via dall’incenso, via da quest’aria.

..egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili e alzando gli occhi al cielo a te dio padre suo onnipotente rese grazia con la preghiera di benedizione, spezzo’ il pane lo diede ai suoi discepoli e disse prendetene e mangiatene tutti.

Faccio fatica a muovere le gambe, ogni parola suona vuota e troppo piena allo stesso tempo. E Black Mambo non mi da pace, con quell’ostinato ritmo fluido, mi accompagna verso l’uscita. Mi accompagna in tutti gli sguardi che incrocio camminando, mi accompagna sulle lentiggini di un ragazzo dalla chioma rossa, mi accompagna mentre noto la cavigliera dorata di un altro ragazzo, mentre un’altra bimba fa rotolare il ciuccio che arriva fino al mio piede, mi accompagna mentre mi fermo a raccoglierlo e a ridarlo alla mamma, di cui ricordo solo una cicatrice sul volto ed un bel sorriso. Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi. E’ il mio corpo offerto in sacrificio per voi. Il mio corpo. Offerto in sacrificio. Questa devozione millenaria. Queste luci soffuse, questo odore d’incenso, e questo pavimento liscio.

“Wanna play cheat?”

Fuori c’è la luce, c’è l’aria di montagna, ed è come respirare di nuovo. Mi siedo appena fuori, per terra, con la schiena appoggiata al muro di marmo della chiesa. Inspira, espira.
Ma che hai? Da quanto non tornavi a messa?
Ah, anni. Perchè? Per questo? Forse, ma c’è di più.
Non ridurre, ma considera questo soffocamento, questa non comprensione. Questa distanza. Quante persone li dentro erano coscienti di quello che dicevano? Non pensare di essere sopra di loro, non li unificare tutti all’interno di uno stesso insieme, considera la diversità. Si, ma è difficile, con questo disagio addosso, con questo soffocamento.
E subito, le parole del parroco che si sentono in sottofondo da dentro la chiesa si mescolano con l’aria fresca, Black Mambo e la figura sottile di una giovanissima suora che siede dietro ad un banchetto di beneficenza allestito in questo cortiletto.
La tunica leggera bianca, stretta in vita. Le calze bianche, dei sandali bianchi. Il viso armonioso e delicato, un po’ arrossato dall’aria fresca anche se è fine luglio. Quanto è giovane?

Tickle that cheek and take your throne
Pump your veins
With gushing gold

E’ triste. Molto triste. Fino a che non arriva un furgoncino marrone, che si ferma nella piazzetta, tempo di far scendere un’altra giovane suora, e riparte. Le due si guardano in silenzio per un attimo, fino a che il furgone non scompare dietro la curva. Quella appena arrivata mi da le spalle, l’altra è di fronte a lei, dove era prima, ma con un sorriso che parla anche solo dagli occhi. Si abbracciano forte, ma non come se non si vedessero da una vita, ma con confidenza e quotidianeità; come se si volessero davvero bene e le parole, che non sarebbero bastate, avessero deciso di richiuderle tutte in quel gesto fisico meraviglioso. Dove non arriva il discorso, arriva il corpo. Comincia ad uscire gente. Arriva mia nonna. Le do’ un bacio e andiamo verso la macchina. Ho un groppo in gola mentre la prendo a braccetto. In testa, Black Mambo e un mucchio di domande da milioni di dollari l’una.

We can hold you , we can hold you, we can old you..

 

 

 

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