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Abbirriamoci #3: Rochefort

Di: Flavio Cesari
Oggi conosceremo un’altra realtà storica molto importante nella produzione di birra, spostandoci in Belgio, vicino alla piccola e tranquilla città di Rochefort.
La Brasserie de Rochefort, situata nell’abbazia de Notre-Dame di Saint-Rémy è una tra le più importanti (e attualmente la più antica) abbazie Trappiste ancora attive nella produzione di birra.
Ma cosa significa Trappista?
I Trappisti sono un ordine di monaci Cistercensi che ufficialmente hanno origine nel 1664 presso il monastero di La Trappe, in Francia da cui prende il nome anche un’altra birra molto famosa. Come da tradizione storica i trappisti producono e vendono birra scura ad alta fermentazione solo per il proprio sostentamento o per il finanziamento di attività a scopi benefici; attualmente è una delle caratteristiche fondamentali che riconosce gli 11 monasteri (dei 176 presenti nel mondo) nella produzione di autentica birra trappista (sei sono in Belgio, due nei Paesi Bassi, uno rispettivamente per Stati Uniti, Austria e Italia).
I Trappisti non erano gli unici a produrre birra, tuttavia hanno un’importante origine storica e nonostante la maggior parte dei monasteri venne distrutta nel corso dei secoli, i loro prodotti hanno mantenuto una certa “popolarità”.
Essi sono inoltre riconosciuti anche per la produzione di altri generi alimentari tra cui formaggi, pane, cioccolato, miele, vari liquori e più recentemente anche prodotti per la cura del corpo; lo sfruttamento commerciale del nome “trappista”, però, ha portato la necessità di definire delle regole molto severe da seguire al fine di vedere il proprio prodotto riconosciuto come autentico. Nel 1997 viene quindi fondata l’Associazione Trappista Internazionale (ITA) e viene creato un logo con lo scopo di garantire al consumatore l’originalità del prodotto.
Ad oggi esiste un disciplinare di produzione della birra, la quale deve seguire 3 criteri ben precisi:
1) La birra deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia Trappista, da parte di monaci Trappisti o sotto il loro diretto controllo;

2) La produzione, la scelta dei processi produttivi e l’orientamento commerciale devono ovviamente dipendere dalla comunità monastica;
3) Lo scopo economico della produzione di birra deve essere diretto al sostentamento dei monaci e alla beneficenza, non al profitto.
In seguito approfondiremo comunque l’argomento; per chi è più curioso vi consigliamo di dare un’occhiata al sito  www.trappist.be.
Ma torniamo a Rochefort. L’abbazia viene fondata nel 1230 e alcuni documenti dimostrano la produzione di birra fin dal lontano 1595, quando venivano utilizzate tutte materie prime prodotte all’interno delle mura; tra il XV e il XVI a causa di guerre e vari episodi di brigantaggio, l’abbazia viene danneggiata più volte e successivamente sempre ricostruita.
In ricordo di questo periodo buio, l’abate Filippe de Fabry crea quello che sarà poi il motto dell’abbazia: “Curvata, resurgo” che in due parole descrive l’altalenante andamento della loro attività fino ai giorni nostri. Dopo essere stata distrutta nel 1794 durante la rivoluzione francese, infatti,  rimase in stato di abbandono per quasi un secolo e solo nel 1887 ciò che ne rimaneva dell’abbazia fu donato alla comunità cistercense di Achel (dove é presente un’altra delle 11 autentiche Trappiste che tratteremo più avanti). Nel 1899 venne ricostruita l’attuale Brasserie da padre Zozime Jansen, che già produceva birra nei Paesi Bassi e dagli inizi degli anni ’50, quando ha iniziato ad essere conosciuta con successo, collabora con i mastri birrai della Chimay (un’altra rinomata tra le 11 trappiste) e con il rinomato Prof. De Clerck, i quali porteranno importanti innovazioni nella produzione rilanciandola sul mercato (sempre rispettando i limiti di produzione).
Proprio in questo periodo verranno introdotte le 3 versioni ufficiali delle loro birre prodotte: la “6“, che rappresenta una minima parte della produzione, la “8″ e la “10″. Nei primi anni del 2000 è stata poi introdotta la loro versione di natale.
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Le birre vengono classificate con i numeri che “indicano la forza della birra”, la classificazione nella scala Baumè (un tipo di classificazione belga, oramai poco utilizzato che poi approfondiremo) e tutte e tre sono birre ad alta fermentazione e rifermentate in bottiglia. Attualmente la loro produzione si aggira intorno ai 18’000 hl. 
Oggi per voi abbiamo deciso di degustare la loro n. 10, un puro stile trappista da 11,3 gradi alcolici che richiama gli attuali stili Strong Ale/Dark Ale e qualche nota complessa e liquorosa da Barley Wine. Essa ricopre circa il 30% della loro attuale produzione.
Tra i vari premi vinti dalla Rochefort 10 ricordiamo:
– TOP 10 all’ “US Open Beer Championship Belgian Abbey” nel 2009
– Medaglia d’oro al “Belgian Beer Awards Digital Festival” come miglior trappista nel 2012 e 2013.

 

Di colore marrone intenso, si presenta alla vista impenetrabile ma con una bella schiuma color caffèlatte, abbastanza persistente. Di sentori abbastanza complessi, al naso risaltano le note dolci, maltate e con qualche cenno di frutta e leggermente liquorosa; al palato tutti questi sentori si espandono grazie anche al grado alcolico della birra che comunque non ne copre il gusto ma alla giusta temperatura aiuta ad esaltarne gli aromi. Di gusto complesso e molto intenso, inizialmente il malto è liquoroso e si sposa con la dolcezza data dalla frutta candita, dal caramello ed un’idea di liquirizia che lascia un finale  decisamente secco e con qualche quasi impercettibile nota amara e speziata.

Da quando è stata prodotta questa birra viene chiamata “la meraviglia” e tutt’ora è considerata una delle migliori birre trappiste al mondo. É una birra decisamente complessa ma sicuramente appagante, ottima nel suo genere. La consigliamo agli amanti del genere ed ai bevitori giá introdotti in questo scenario tradizionale.

Fonti:

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