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A pranzo con un Rivoluzionario

Di: Asia Della Rosa

Piove e veniamo invitati a pranzo da un’amica. C’è pesce, tantissimo pesce, cucinato in tutti i modi e salse, e vino rosso. Gli ospiti attesi però non siamo né io né Carlo.

A pranzo oggi con noi ci sono Victor Dreke, sua moglie e le sue due nipoti. Dreke è un tipo interessante: ottant’anni di guerriglia, militanza nel Partido Comunista Cubano (PCC), secondo comandante in capo durante la missione in Congo delle Fuerzas Armadas Revolucionarias, amico di Fidel Castro e di Che Guevara.

Sorseggia rum prima di pranzo, sorride vedendoci emozionati. Tra un antipasto e l’altro, crostini con baccalà ed un’insalata di polpo e patate, con pazienza ci racconta di quando nel 1952, a quindici anni, si unì al Directorio Rivolucionario Estudiantil 13 de Marzo, partecipando in prima persona alle manifestazioni contro la dittatura di Batista. Sopra ai baffi grigi, due occhi piccoli ed attenti non smettono un secondo di soffermarsi sui particolari: i piatti sulla tavola ben apparecchiata, la pioggia che scorre sulla finestra, i tanti libri apparentemente ordinati che riempiono la parete accanto a lui.

Nel 1959 combatte nella battaglia di Santa Clara, prendendo parte al Movimiento 26 de Julio; sarà sulle montagne dell’Escambray che conoscerà Fidel Castro e Che Guevara. Proprio con quest’ultimo nel 1965  prenderà parte alla missione diretta in Congo, poi fallita, in cui si distinguerà per i suoi meriti e la sua dedizione alla causa africana. La prima missione in Africa e tutte quelle che poi seguirono, in Guinea ed in Guinea Bissau, furono intraprese da Cuba a seguito di richieste di aiuto da parte dei popoli oppressi, e questo Dreke ci tiene a precisarlo.

La pelle nerissima contrasta con la camicia bianca, che si intravede appena sotto la giacca marrone sgualcita. Cuba in nessun momento ha tentato di esportare la propria rivoluzione, ma si è fatta portavoce di tutti i popoli a cui non era permessa l’autodeterminazione. Nel 1972 si laurea in Scienze Politiche, nel 1986 in Giurisprudenza.

Stento a credere che quest’uomo di poche parole abbia potuto combattere tutta la vita la sua rivoluzione senza mai perdersi d’animo; tornasse indietro nel tempo rifarebbe tutto daccapo. Mi stupisco rendendomi conto di quanto sia fiero di ciò che ha fatto, quando ci racconta della sua battaglia personale, del suo coinvolgimento in prima persona in una guerra contro il più forte, contro lo sfruttatore, in difesa di un ideale tanto nobile quanto utopico, quello di raggiungere una pace duratura e stabile in cui ciascun popolo possa vivere libero dalle oppressioni.

Io, Dreke e Carlo
Io, Dreke e Carlo

Dopo l’antipasto riusciamo a fargli qualche domanda, ritagliandoci il nostro spazio nella piccola sala da pranzo in cui rumorosi stiamo tutti a tavola; intorno a noi si parla spagnolo e la confusione sudamericana mi fa sentire a casa. Gli chiediamo cosa pensa delle nuove generazioni e prima di rispondere riflette un momento. I giovani di oggi stanno recitando il ruolo che gli è stato assegnato dalla storia, ci spiega. La sua generazione si è ribellata perché quello era il momento per farlo; i giovani cubani di oggi hanno invece il compito di modernizzare il paese, senza per questo doversi sentire da meno. La semplicità con cui risponde è disarmante, scegliendo con cura le parole da usare: siamo e dobbiamo essere, proprio perché giovani, dinamici, combattivi, non disposti a sopportare le ingiustizie.

Carlo mi sorride dall’altro lato del tavolo, lo spagnolo un po’ lo capisce, o forse ha appena fatto goal la sua squadra al fantacalcio. La rivoluzione cubana non può e non potrà mai essere esportata, e questo Dreke lo ripete più volte. Nel mentre ci passiamo da un lato all’altro del tavolo una grossa ciotola piena di riso, gamberetti e qualche salsa dall’aspetto delizioso; la moglie di Dreke, Ana Morales Varela, mi redarguisce in spagnolo perché secondo lei non sto mangiando abbastanza. Come, mi niña.
Ciascun popolo sottomesso deve trovare la propria forma di ribellione al potere costituito; in mancanza di cibo, libertà, diritti ed istruzione, ciascuno di noi deve sentirsi in dovere di ribellarsi. Per Cuba è stato così, ed è stato naturale farlo, e può essere presa d’esempio senza per questo intenderla come modello, già prestabilito e pronto per l’esportazione.

Arriva il secondo, pescespada al forno con pomodorini; la tavola continua a discutere rumorosamente fin quando ad una certa, inevitabilmente, si finisce a parlare del rapporto tra Stati Uniti e Cuba. Dreke mangia lentamente, lascia che intorno a lui ciascuno dica la sua, poi interviene: il ritiro di ventuno ambasciatori americani da Cuba è una manovra politica. E’ tutta una montatura, e l’obiettivo di aquel hombre que ahora es al poder è quello di rompere le relazioni con Cuba, spiega, tutt’ad un tratto fattosi serio. Se prima, con l’amministrazione Obama, le relazioni tra i due stati si erano distese, attualmente le cose sono cambiate: l’Avana continua a mantenere le distanze con il solo obiettivo di difendersi.

Fidel Castro, Victor Dreke e Che Guevara
Fidel Castro, Victor Dreke e Che Guevara

Qualcuno porta in tavola del gelato, fuori continua a piovere e si è fatto tardi; nessuno di noi però ha voglia di alzarsi. Incantati osserviamo una foto che ritrae Dreke, Fidel Castro e Che Guevara prima di partire per la missione in Congo; quest’ultimo ha sembianze diverse perché al tempo era in incognito. Un breve dialogo di quei giorni tra i due comandanti vale la pena ricordare: quando Castro chiese al Che se Dreke meritasse di essere promosso comandante in seconda, questi gli rispose, orgoglioso, che non solo il giovane era pronto e riponeva in lui grande fiducia, ma era in realtà superflua la promozione in quanto egli aveva già raggiunto il massimo grado, dimostrando grandi capacità organizzative. Dreke quando racconta di Che Guevara si lascia trasportare dai ricordi, e nel descrivere le sue gesta trapelano ammirazione ed un profondo rispetto.

In testa mi risuonano le parole di una canzone che mi cantava sempre papà, che a memoria dovrebbe fare così:

“Tu amor revolucionario

Te conduce a nueva empresa

Donde esperan la firmeza

De tu brazo libertario.

Seguiremos adelante

Como junto a tí seguimos

Y con Fidel te decimos

Hasta siempre Comandante.”

Comprendo fino in fondo, forse solo ora, la bellezza della rivoluzione.

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Credits: http://www.nationalgeographic.it

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