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TEFAF Maastricht: 8000 anni di storia fruibili da chiunque

Di Roberto Zagarese

La mia Tefaf (the European art fair, dal 10 al 18 Marzo 2018) inizia proprio bene: arrivo a Maastricht che è venerdì sera, dopo aver viaggiato per mezza giornata tra il Belgio (il volo è atterrato a Bruxelles) e questa piccola città di provincia olandese, che conta un centinaio di migliaia di abitanti e dista appena un’ora di macchina dalla capitale belga. Alloggio nell’hotel meno costoso nelle vicinanze, un posto ricco di attrazioni per studenti. Tennis da tavolo, calcetto, un tappeto elastico su cui distendersi e ascoltare musica penzolante dal soffitto, lasciando sotto la schiena, a distanza di soffitto, una serie di divanetti molto comodi. Per quella sera, neanche a volerlo fare apposta, è prevista una festa – cui è possibile accedere esclusivamente su invito – nel bar dove il giorno dopo é prevista la colazione. Chiedendo l’accendino al primo uomo che sembra essere alla mano, questi si rivela essere il dj della festa, con due posti in più in lista. E chi meglio di me e mio fratello, per sostituire i suoi amici, rimasti ad Amsterdam? Entriamo dunque, tra artisti che si sbronzano con calici di vino bianco, e collezionisti d’Arte mai scomposti, io e il buon Filippo risaltiamo con le giacche ancora addosso. Di sopra conosciamo un’artista sempre impegnata nel suo angolo riservato alla creazione: bodypainting, strutture di cartapesta e di ogni materiale modellabile vengono plasmate dalle sue mani e regalate a chi le dà credito. Conosciamo anche un paio di scrittori d’Arte londinesi, alle tre siamo a letto contenti delle poche (ma ottime) conoscenze fatte e del livello di musica rimasto alto per un paio d’ore buone.

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L’interno della mostra

 

Il giorno dopo ci alziamo verso le nove e mezzo, alle dieci siamo a fare colazione, alle undici prendiamo la navetta che dall’albergo ci porta in Fiera. Qui c’è qualche numero da menzionare per rendere la grandezza di questo evento che continua da 31 anni ad essere uno dei luoghi più importanti del mercato mondiale dell’Arte. Sono 8000 gli anni di Storia dell’Arte ammirabili lungo i diversi corridoi rivestiti di moquette. Le opere infatti vanno da elmi greci, a manoscritti del ‘500, a ritratti di Schiele, rigorosamente disegni su cartoncino. E già qui è da fare una riflessione, un paragone con le Fiere presenti sul territorio italiano. In Olanda l’attenzione è molto riservata ai particolari che danno forma ad un evento completo perché presentato con molta cura e passione. Lo vediamo nei pavimenti, o dalla presenza di otto diversi ristoranti, alcuni italiani, altri francesi, giapponesi e così via. Non a caso la stessa organizzazione la possiamo ritrovare a New York (4-8 Maggio 2018), dall’altro lato dell’Oceano più dedita ad esposizioni contemporanee che moderne. Altro aspetto fondamentale, e facente sì che vengano spettatori e collezionisti da tutto il mondo, è la credibilità delle opere. Qui ogni pezzo viene visto e rivisto da una commissione apposita, con l’obbligo di chiedere certificati e documentazioni agli espositori. Tutto questo fa sì che non ci sia dubbio sull’originalità delle opere, dai valori più disparati (la scala parte da decine di migliaia di Euro, sino ad arrivare a diversi milioni). E’ con questo genere di mentalità, quella di galleristi internazionali votati all’efficacia di strutture e opere, che è stato possibile ricevere in appena due giorni, in una cittadina che fa a malapena centoventi mila abitanti, più di 12mila visitatori. E bisogna dire che questo lo si sente anche guardando chi viene a visitare. Ci sono ragazzi in camicia, uomini in giacca e donne vestite meglio che alla festa della sera precedente. Io con la mia camicia fuori dai pantaloni non sfiguro, ma se la avessi messa a Bologna probabilmente mi avrebbero anche preso in giro. Tanto a dire che per l’organizzazione è fondamentale la selezione delle opere prima di tutto, sul tema è stata dedicata anche una tavola rotonda con vari ospiti internazionali. E’ interessante anche l’obiettivo dichiarato dall’organizzazione di TEFAF, ovvero “ispirare attraverso espositori da tutto il mondo”; ed effettivamente questo obiettivo è stato pienamente centrato. Questo perché ho potuto ammirare opere di ogni tempo e ogni gusto, ma sempre di un gusto buono, fine, così come incazzato. E’ il caso di un’opera di Grosz, matita su cartoncino, dove un mendicante chiede qualche spicciolo a una Signora truccata, in pelliccia, che cammina con il marito vestito con un cilindro in testa e un bastone in mano. Qui la forte critica si sente tutta, nel viso del disperato tutto una ruga, nelle guance rosso trucco della donna, nello sguardo del marito che finge di non vedere un bisognoso ai margini della strada, consumato dai propri vizi. Cito questa tela perché mi ha portato a riflettere su un tema attuale da sempre nel Mondo dell’Arte: quello dell’esclusività. Secondo l’opinione di chi scrive infatti l’evento è stato costruito per essere fruibile da tutti. Che poi ci vadano solo gli appassionati, questo è fisiologico; ma già avere la possibilità di conoscere il mercato di 8000 anni di Storia dell’Arte (Occidentale e Orientale), e da parte di chiunque, è un buon indicatore dell’apertura nei confronti di un pubblico potenzialmente illimitato. Tuttavia la tendenza al giorno di oggi sembra essere quella di frequentare determinati posti SOLO se compatibili con le proprie condizioni economiche. Il che è uno spreco, sempre a parere di chi scrive. In quali posti è possibile infatti vedere delle opere che spaziano da Fontana a Basquiat, da Warhol a Keith Haring? Sicuramente a Basilea, altro appuntamento imperdibile per gli appassionati d’Arte di tutto il Mondo, ma sicuramente l’Olanda è uno di quei Paesi che si rendono ancora competitivi nei confronti dei cittadini europei. Con poche decine di Euro è infatti possibile trovare un volo di linea; con altrettanti soldi si può noleggiare un’automobile o prendere un treno da una qualsiasi città nei Paesi Bassi (dove gli spostamenti tra i centri abitati più importanti non superano le due ore e mezzo di viaggio); un hotel lo si può trovare comodamente a 30€ per notte e infine il biglietto di ingresso valido per 10 (dieci) giorni è di 40€. Il percorso di esposizione poi è diviso in due ali: quella delle antichità e quella del moderno. Ogni ala consta di qualche centinaio di espositori, motivo per cui è estremamente difficile riuscire a dare il giusto tempo alle opere e riuscire a vederle in un solo giorno. Di qui un altro motivo per considerare TEFAF Maastricht molto di più di una esibizione d’Arte. L’esperienza è un’immersione nell’Arte, che si può respirare dal modo in cui è stato concepito lo spazio, al modo in cui è stato poi riempito; questa è un’occasione che hanno le persone per incrementare la propria cultura e conoscere meglio aspetti della nostra civiltà, come venire introdotti a civiltà di cui abbiamo a mala pena un’idea vaga. Ecco che il campo degli interessati a frequentare la cittadina olandese va ben oltre gli appassionati di Arte: archeologi, filantropi, storici, antropologi: tutti sono chiamati a prendere e dare parte del bagaglio culturale dell’umanità. Ed é proprio questo che più mi fa sentire fortunato di essere in questo posto. Come la sera precedente infatti, anche durante l’esposizione ho la fortuna di conoscere allo stand delle miniature, un professore universitario molto competente in “miniature”; con miniature intendo i codici miniati, ovvero quei libri che nel Medioevo venivano copiati dagli amanuensi, e che poi dal ‘500 hanno iniziato a essere riprodotti grazie all’avvento della “stampa”.  Per concludere con l’esposizione olandese, sarebbe molto interessante poter programmare delle visite guidate all’interno di MEEC Maastricht, sfruttando le sinergie di servizi navetta convenzionati con i principali hotel della cittadina. Il motivo è che il materiale è talmente tanto vasto (non sono sufficienti dieci ore di cammino continuo) da eguagliare tranquillamente quello di dieci mostre d’Arte e moderna e antica. Questa l’ultima informazione che dovrebbe farvi organizzare per farci un salto, il prossimo anno.

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