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Sankt Pauli: Identità, Passione e Folklore

Di: Riccardo Despali

2′ di lettura

Questa è una storia di autonomia e riscatto. Una storia di valori tramandati troppo preziosi per essere spazzati via da una folata di vento. Una storia di culture che si uniscono contro nemici comuni formalmente assenti ma ancora troppo presenti in Germania, nel mondo. Siamo ad Amburgo, profondo nord della madre patria tedesca. Cuore pulsante di un’economia in continua crescita. Città di navigatori e pescatori, ma anche di pirati e rifugiati. Un complesso meltingpot di culture totalmente differenti. Città fredda al passo coi tempi, dove la globalizzazione incontra il rispetto delle tradizioni. Trampolino di lancio per i Beatles. Patria del grande Viandante sul Mare di Nebbia. Amburgo dunque, città strategica e punto di snodo marittimo per tutto il mondo. Ed è proprio il porto, se vogliamo, il punto di partenza di questa storia. Perchè in una delle aree portuali della città nordica si trova il quartiere di Sankt Pauli, dove gioca e vive l’omonima società di calcio. Ed è assolutamente vero affermare che il Sankt Pauli vive il quartiere, con innumerevoli iniziative di carattere sociale e culturale. Il quartiere, dal canto suo, risponde presente, dimostrando calore, partecipazione e affetto. Due realtà indissolubilmente legate. Una famiglia allargata. Andiamo con ordine.

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La movida del quartiere Sankt Pauli

La squadra fu fondata nel 1910, ma è negli anni 80 che assume i connotati e interiorizza i valori che ancora oggi sono orgogliosamente sbandierati dai propri tifosi e dirigenti. Molti ultrà dell’Amburgo, che militava in Bundesliga, stanchi e infastiditi dalla deriva di ultradestra che stava assumendo la propria curva, decidono di abbandonare la squadra e cominciare a tifare per la squadra del Sankt Pauli, realtà minore in costante crescita e divenire. Un laboratorio di giocate ed idee. Una statua di creta ancora da definire. Oltre al livello calcistico, la stessa realtà cittadina si sta trasformando rapidamente. Irrompono violentemente sulla scena di Amburgo gruppi punk rock, rappresentando la controcultura nel suo disagio più libertario. Molti pub e locali underground di Amburgo si popolando di persone attratte da questa nuova visione che pone al centro dell’essere la piena libertà di pensare e agire in cui l’eccesso non è un tabù ma uno stadio da raggiungere. Nasce una netta contrapposizione, alle volte portata allo scontro fisico, tra gruppi di neonazisti nostalgici del terzo Reich e questo modo di vedere e vivere la vita, comprendente uno svariato tipo di persone di ogni classe sociale medio-bassa ed incarnato perfettamente dagli Autonomen, che sull’onda lunga del movimento autonomo italiano degli anni 70, impediscono a questi drappelli di nazisti le proprie scorribande in città. E Sankt Pauli è il loro quartier generale, tant’è che, oltre a proporre iniziative contro ogni forma di razzismo e discriminazione si mettono pure ad occupare case sfitte nella zona del porto. Alla fine degli anni 80 un’intera via, la Hafenstraße, è attraversata e vissuta a pieno da questi gruppi. Gli scantinati sono sempre più adibiti a luogo di ritrovo per socializzare e ascoltare musica. L’erba libera è un must. E non parliamo della birra. Ci si prende gioco dei nazisti al grido di “Swing Heil”. Insomma, la post-ideologia è un concetto ancora lontano dall’essere preso in considerazione. Qualcosa di politicamente e culturalmente attraente è arrivato nella gloriosa ma ferita Germania. Questa nuova identità è più potente e convincente di qualsiasi altra ed il quartiere ha ormai deciso da che parte stare. Il seme della controcultura autonoma riesce a germogliare velocemente anche nel calcio. Perchè le stesse persone che vivono il quartiere vanno anche allo stadio a vedere la squadra del Sankt Pauli. Ovviamente portando con se la propria visione del mondo. Lo stadio è il Millerntor e lo slogan urlato ad ogni partita è preciso e perentorio: “Mai più fascismo, mai più guerra, mai più serie C”.

Amburgo, 2013, F.C. St. Pauli vs F.C. Colonia
Amburgo, 2013, F.C. St. Pauli vs F.C. Colonia

Nasce così il mito del Sankt Pauli, portatore sano di una visione romantica del calcio, che cerca tutt’ora di mantenere il giusto equilibrio tra identità e business. Infatti non è mai facile svincolarsi dalle leggi di mercato che dominano il calcio. Ma al business del caro biglietti o dei diritti tv la società del Sankt Pauli controbatte con iniziative popolari di quartiere contro omofobia e sessismo portate avanti in prima persona dagli stessi giocatori o la difesa del diritto d’asilo per i rifugiati. Non solo calcio insomma. Ma il Sankt Pauli, con il suo Jolly Roger, teschio simbolo dei pirati, è diventato un vero e proprio brand. Milioni di persone da tutto il mondo si sono avvicinate alla squadra di Amburgo, affascinate dalla sua storia e dal suo modo di intendere il calcio. Il Sankt Pauli è passione ma anche folklore, come testimonia Giovanni Schiavon, che a Maggio dell’anno scorso è andato in curva a vedere il match contro il Gruther Furth valevole per la salvezza: “Eravamo posizionati sulla Gegengerade, la vecchia tribuna. Durante tutta la partita ad ogni calcio d’angolo, un signore sulla cinquantina vicino a noi agitava un mazzo di chiavi facendole suonare quasi a modi rito voodoo. A pochi minuti dalla fine della partita, inchiodata sullo 0 a 0, molto incuriosito gli chiesi quale fosse il motivo e lui mi spiegò che molti anni prima durante una partita casalinga qualcuno trovò un mazzo di chiavi durante un calcio d’angolo. Cominciò ad agitarle e a chiedere di chi fossero ma tutti rispondevano di avere le loro con se, facendole risuonare tutti insieme. Il calcio d’angolo fu battuto e il Sankt Pauli segnò”.
Fatalità al novantesimo di quella partita, nella quale il Sankt Pauli aveva attaccato con più insistenza degli avversari, l’arbitro concede l’ultimo calcio d’angolo per la squadra di casa. Vi lascio immaginare come sia andata a finire.

 

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