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Un'immagine della preview stampa della 41/ma edizione di ArteFiera, Bologna, 26 gennaio 2017. ANSA/ GIORGIO BENVENUTI
Un'immagine della preview stampa della 41/ma edizione di ArteFiera, Bologna, 26 gennaio 2017. ANSA/ GIORGIO BENVENUTI

ArteFiera Bologna: Un mondo da scoprire

Di: Roberto Zagarese

Parlare di ArteFiera Bologna in appena due cartelle non é facile. Già i numeri che la rappresentano infatti sono tanti, motivo per cui mi limito a fornire un dato: sabato 3 Febbraio alle 12:00 non è disponibile uno dei 14500 posti auto al coperto.

Il folto pubblico è disseminato ovunque per i padiglioni 25 e 26. Ecco che per ingannare il flusso inizio la mia visita dal secondo fabbricato, in cui vengo immediatamente bloccato da una tela di Alfredo Chighine, chiamata “In Mare n.5”, dominata dall’alternanza di Blu e Nero, sezionata da linee in rilievo che definiscono pixel naturali della dimensione di qualche centimetro. A questa discontinuità verticale, è opposta della continuità orizzontale data da linee nere, che potremmo chiamare strascichi di colore per la dimensione “a macchia”, i quali tuttavia hanno una ben precisa concretezza che contribuisce a dare profondità assieme al blu e alle linee in rilievo verticale. E’ questa modalità di espressione lineare che può venire considerata come altra metà dell’espressione di un artista romano molto presente per le gallerie di ArteFiera: Piero Dorazio. Possiamo dire che entrambi affermano il tratto della linea come base delle loro opere, entrambe peraltro facenti parte dell’astrattismo, con la differenza che mentre Dorazio é stato uno dei precursori del futurismo italiano nel Post Seconda Guerra Mondiale italiana, utilizzando la linea come strumento di affermazione, differentemente lo stesso strumento viene usato da Chighine con la valenza di contrasto rispetto alla stessa linea e al colore.

Non a caso fu Dorazio che con altri nove artisti fondò un gruppo chiamato Formula 1. Era il 1948 e l’eredità derivante dalla Guerra scisse coloro che facevano Arte in due diverse fazioni: chi supportava la causa realista e chi invece sposava la sponda futurista, di cui Dorazio e Carla Accardi furono i capostipite. E un artista effettivamente assente ad Artefiera è il più quotato Alberto Burri, ponte di collegamento tra Realismo e Astrattismo. Egli infatti combatté in quegli anni, che gli lasciano in eredità la materia delle sue composizioni (catrame, muffe e sacchi di tela bruciati), ma allo stesso tempo i soggetti che prende in considerazione non sono definiti, è l’immaginazione a dare forma a un sacco bruciato, o su cui si é formata della muffa. E di muffa é impossibile parlare se ci riferiamo alla qualità degli artisti trattati dalle varie gallerie ad Artefiera. Basti pensare che la seconda opera in cui si imbatte il visitatore: un disegno di Picasso dalle forme simili a Henry Moore. Lavori in cui la geometricità sembra essere elemento essenziale sono anche i trenta disegni di Fausto Melotti, realizzati a matita e non definenti figure ben precise, anche se alcuni tratti curvi sono i medesimi impiegati da Picasso nel definire i suoi personaggi femminili. Continuando con i paragoni (da fare con le pinze viste le personalità in gioco) alla terza galleria torna lo strumento del reticolo con un arazzo di Alighiero Boetti, uno dei grandi maestri dell’Arte Moderna. Molto presente sul piano sociale (non a caso alcuni dei suoi arazzi sono stati intessuti in Afghanistan) l’opera esposta ha di essenzialmente diverso rispetto a Chighine l’utilizzo di colori più vivaci (azzurro e giallo). Entrambi tuttavia hanno riferimenti storici, il primo rappresentando la situazione nel Mediterraneo, il secondo denunciando le guerre scaturite dopo quella Fredda. Andando avanti nella visita mi é stato poi possibile ammirare un’altra tecnica utilizzata da Dorazio, questa volta  legata all’optical Art. Nonostante avesse abbandonato il realismo socialista per darsi all’astrattismo, questa distinzione pare essere stata solo una formalità, visto che anche rappresentazioni sue più recenti non fanno mai a meno di rappresentare attraverso il colore la situazione di Paesi in difficoltà. Nell’immagine qui proposta abbiamo una possibile astrazione delle Nazioni Unite, in versione “terzo Mondo”. I colori sono quelli dei Paesi che oggi chiamiamo sconfitti, la cui situazione andrebbe approfondita per evitare il continuo susseguirsi delle guerre. Non è un caso, che i colori adoperati da Dorazio siano gli stessi presenti nelle opere di Alighiero Boetti, ad esempio.

Fig.1 Dorazio, very sharp.    

                            zaga1

Fig.2 Donna afghana che ha finito di ricamare un Alighiero Boetti.

zaga2

Ed è con questa immagine di una ricamatrice del Medio Oriente che mi sento di chiudere la recensione di questo evento pressoché infinito. Voglio spezzare una lancia nei confronti dell’Arte italiana post Seconda Guerra Mondiale, perché i nostri artisti pullulano di contenuti sociali terribilmente attuali. Questo è solo uno dei motivi per cui ognuno di noi dovrebbe andare a visitare Arte Bologna, Fiera in cui molte domande trovano risposta, e viceversa.

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